…E NON CE NE SONO TANTI…

L’aggressivo e spietato intervento di Alberto Moravia, dopo che Pasolini fu brutalmente assassinato ad Ostia nel 1975, parlava di come fu un atto di vera e propria blasfemia, non solo come esecuzione brutale e perché un uomo buono è morto, ma anche per aver vilipeso in modo così cruento il panorama culturale italiano.
“AVETE UCCISO UN POETA, E NON CE NE SONO TANTI!” Urla lo scrittore da un microfono.

Oggi noi della EPP vogliamo ricordare Pierpaolo Pasolini come un uomo che ha fatto dei suoi studi una rivoluzione letteraria che è ancora oggi seguita ed apprezzata. I suoi scritti erano duri, pungenti ed anche impopolari, persino per quella parte d’Italia che era nelle file dei manifestanti di sinistra. I suoi film, o meglio alcuni, non rispondevano ad un canone visivo in nome della fruibilità e della visione cnematografica cosiddetta “guardabile”, ma trasmettevano comunque un messaggio. Non aveva timore di misurarsi con niente e nessuno, Pierpaolo; ha costruito con il film “Salò o le 120 giornate di Sodoma” un esempio di horror-filosofico politicamente scorretto ma comunque carico di empatia per i poveri adolescenti prigionieri; ha voluto parlare con Totò per creare un’amalgama (riuscitissima) fra un grande attore comico napoletano e i film pasoliniani, sempre metaforici e lirici, lontani dalla commedia d’autore. E poi quella tremenda notte. L’aggressione. Il picchiare un poeta finché da picchiare non c’era più nulla. L’accanimento sul corpo con morsi, unghiate ed una macchina passatagli sopra che gli fece esplodere il cuore. Poi il processo, l’inchiesta e così via.

Chiunque sia statto ad uccidere Pasolini così barbaramente sappia una cosa: Pierpaolo ha vinto. Soprattutto in un paese come il nostro in cui le lodi e gli apprezzamenti aumentano dopo morti.

CIAO PIERPAOLO.

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