I NON-FILM DELLA DOMENICA: L’ESORCISTA

“L’Esorcista”, di William Friedkin, 1972. La pellicola è davvero impeccabile a livello registico, scenografico e di trucco. William Friedkin devo dire che se la cava molto bene con i movimenti di macchina, il montaggio, la truca (ossia il ritocco grafico di una sequenza in postproduzione) ed è semplicemente un genio. Le sequenze in cui Linda Blair è posseduta sono delle vere e proprie lezioni di regia. La suspense è molto ben costruita. E’ un horror di vecchia scuola. Quelli che facevano paura. I film non tuttosangue, ma dei veri e propri thrilling show con poche scene splatter e tanto cardiopalma. Un’altra nota d’obbligo riguarda le sequenze in cui la piccola Linda Blair/Reagan si sottopone a tutti gli esami in ospedale. Friedkin, con la complicità dell’addetto agli effetti speciali e del tecnico del suono, riesce a ricreare in soggettiva la situazione del paziente sottoposto a quegli estenuanti esami a cui assistiamo nel film. Un ottimo film di razza e grande esempio di horror d’autore. Dieci e lode. 

Ora, però, interroghiamo il film e chi l’ha fatto in storia sociale dei mass media. “L’Esorcista”, in verità, risulta un film abbastanza grottesco e fazioso. Il signor Guglielmo Re Fritto (William Friedkin) ci propina due ore quasi e mezza di polpettone reazionario, cattolico e creazionista. Il nostro amico, nonostante abbia iniziato la sua carriera col documentario People VS Paul Crump (che parla di un uomo di colore condannato a morte), ne “L’Esorcista” tira fuori tutto il Benito Mussolini che in verità si nasconde dentro di lui. Facciamo un’analisi dettagliata del sottotesto di ‘sto film.

La situazione famigliare di Reagan: la ragazzina vive con la madre separata dal marito. In questo piccolo nucleo famigliare (e soprattutto matriarcale) non si professa alcuna religione, la madre bestemmia come Germano Mosconi (la formula “Dio Cristo” è pronunziata si e no 20 volte in tutto il film), la figlia chissà perché non fa un cazzo tutto il giorno e sta sempre a casa e per finire, sempre la madre, in quel periodo lavora come attrice protagonista per un film da rivoluzionario sessantottino girato da un suo amico ebreo fricchettone alcolizzato di sinistra. Con queste premesse, sembra che Friedkin voglia farci capire che un ambiente così “senza Dio”, femminista” e comunistoide possa favorire la possessione diabolica; la quale può essere intesa o come “premio” (quindi accomunare il demonio ai sinistrorsi femministi ecc…) o come giusto castigo per esssere sinistroide e via discorrendo. Divorzio, contestazione sociale, nucleo matriarcale e laicità=fattori di rischio per possessione demoniaca. Queste credenziali fanno spuntare il reazionario che è in Friedkin.

Dimenticavo, il demonio si trova anche negli insaccati. Notare le profonde "Acne Juvenilis" sulla povera Reagan.

I consulti medico-scientifici: in tutto il film i medici sono più scemi delle Sturmtruppen di Bonvi. Fanno esami e non si raccapezzano, gaffes a tutto andare (la frase topica/tipica come “consiglio per sua figlia uno psichiatra” “VUOL DIRE CHE MIA FIGLIA E’ PAZZA?” la risposta della madre). In questo film la scienza diventa una barzelletta di Uccio Desantis o di Martufello. La madre del prete Damien Karras, un avvinazzato incrocio fra Don Metteo e Primo Carnera ma col naso di Woody Allen e Battiato, viene messa in casa di cura data l’età molto avanzata. Guarda caso, la vecchia muore, solo perché è in casa di cura. Per non parlare dello psicanalista esperto d’ipnosi a cui l’indemoniata strizza le palle….la figura di merda più colossale della storia.

La fede ed il clero, solo loro riescono a dare una diagnosi al malessere della piccola Reagan. Solo loro riusciranno a far uscire dal tunnel di sinistroidismo femminista il piccolo nucleo famigliare. Ciò si evince chiaramente nel finale, in cui ormai il rosario di metallo fa parte della vita delle due donne e che dire del bacino tenero e commovente che l’ex indemoniata dà al primo prete che vede? Manco fosse la squadra anticrimine JLA (quella con a capo Superman e con Batman, Wonder Woman e così via, tanto per intenderci).

Le esagerazioni: come ogni film americano fodamentalista cattolico che si rispetti, anche “L’Esorcista” ha i suoi sprazzi di pura fantascienza. Nella pellicola di Friedkin vediamo il diavolo essere: affetto da gastrointerite da favismo (vedi lo sbocco verde pisello), entità brillante e poliglotta (disinvolto passa da una lingua all’altra come se fosse il maitre della Costa Crociere), comico dei film di Vanzina (in alcune sequenze il demonio si lascia andare in invettive volgari che manco Enzo Salvi), allievo di Giucas Casella (la posseduta dicendo due cazzate suggestiona chi le sta intorno), figlio del Mago Silvan (ha il potere di scagliare, muovere gli oggetti con la mente e levitare sul letto) nonché abilissimo freestyler (riesce a parlare al contrario senza pensarci). Altra esagerazione da segnalare riguarda la liberazione dal demone. Il prete giovane vede che non riesce a liberare la povera Reagan e all’improvviso diventa Bud Spencer ed inizia a squadernarla di mazzate.

Visto che Reagan non fa un cazzo tutto il giorno, si diletta nella giocoleria. Non si sa mai, può avere un brillante futuro nel mondo dei funamboli.L’islamofobia: quale demone causa la possessione di Reagan? Tale Pazuzu, essere malefico la cui statua si trova, tanto per cambiare, in Arabia Saudita o giù di lì.

Sessuofobia semi-occulta: la scultura di Pazuzu riporta un fallo veramente spaventoso, quindi sarebbe, secondo logica, una specie di entità come Pan o i satiri, ossia, di fertilità. Ma in questo capolavoro non è fertilità ma lussuria. E’ come se lanciasse un messaggio del tipo demone con fallo grande=sesso->demone+sesso=lussuria->demone+lussuria=possessione->possessione=male->erotismo=male.

Concludendo, a tutti quelli che si sono cagati sotto vedendo “L’Esorcista”, vedetelo col senno di poi e riflettendo. Morirete dalle risate.

FRANCESCO PASANISI

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