UN FILM AL GIORNO: CANI ARRABBIATI

Pulp, politicamente scorretto, variegato di momenti drammatici e comici e, soprattutto, claustrfobico. Questo è “Cani Arrabbiati” (1974), film pre-tarantiniano diretto dal Roger Corman del cinema di casa nostra, il grande artigiano Mario Bava; regista che ha firmato, come Corman, alcuni dei migliori film horror e di fantascienza  degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta riuscendo ad ottenere grandi risultati hollywoodiani con la minima spesa (ormai famoso è l’aneddoto legato ad un suo film in cui nessuno si è mai accorto che l’avanzata delle flotte nemiche in un mare in tempesta sia stata realizzata con macchina da presa oscillante e secchiate d’acqua versate su modellini di navigli fatti con scatole di pasta).

“Cani arrabbiati” è un road movie che di certo non ha deluso e non deluderà gli appassionati del poliziesco italiano, è un film appartenente a quel filone trucido legato al crimine, ma sicuramente si tratta di un prodotto autoriale, rispetto alla saga di Maurizio Merli. 

La trama: quattro rapinatori assaltano un furgone postale contenente le buste paga di una piccola azienda farmaceutica di Roma. I criminali non fanno prigionieri, uccidendo le due guardie giurate alla guida del furgone. Scappano con il malloppo, ma la polizia uccide “l’autista” della gang e perfora il serbatoio di benzina lasciandoli così senza mezzo. Scappano in un garage. Bisturi (interpretato da un sorprendente e bravissimo Don Backy, meglio conosciuto come cantautore romantico italiano) prende in ostaggio due donne per riuscire a scappare insieme agli altri due. Ne uccide una sgozzandola e l’altra, Maria (Lea Lander), viene catturata. I tre (che nel corso del film si riveleranno piuttosto simpatici) con l’ostaggio incappano in Riccardo (Riccardo Cucciolla), il quale deve portare un bambino malato in ospedale. I rapinatori lo costringeranno a dare loro uno strappo sino ad una specie di rifugio segreto. Da qui in poi il film sarà quasi interamente girato in automobile e, fra situazioni pulp, momenti grotteschi e violenza quasi comica, giungeranno infine a destinazione. Finale a sorpresa.

Anticipando “Dal Tramonto all’Alba” (1996) di Robert Rodriguez, “Cani Arrabbiati” affronta il tema di alcune persone con scopi ed indole differenti costretti a convivere insieme in un piccolo spazio (qui un’automobile, nel film di Rodriguez un camper) per raggiungere uno scopo criminale che renderà inevitabilmente complici involontari i “buoni” che eventualmente si trovano nella situazione nonché di una lieve “Sindrome di Stoccolma” che può venir fuori tramite alcune conversazioni in quella situazione fra i buoni e i cattivi. 

Molto realistici gli attori, una spanna su tutti Cucciolla e Don Backy, uno risoluto ma non violento, l’altro cattivissimo e ridanciano. Dialoghi alla “Pulp Fiction”, in cui si mescolano discorsi macabri, sessuali e riferimenti alla cultura pop degli anni. Trentadue (George Eastman), uno dei tre criminali, canta “Emozioni” di Battisti a modo suo e cita attrici e canzoni in alcuni discorsi.

Ritornando alle analogie con “Dal Tramonto All’Alba” (seppur con finali totalmente differenti), le tipologie dei personaggi sono affini: Richard Gecko (Quentin Tarantino) nel film di Rodriguez è la fusione fra Bisturi (violenza sadica) e Trentadue (manie sessuali fuori controllo). Jackob (Harvey Keitel), il prete del film di Rodriguez, somiglia molto, come carattere a Riccardo, fermo, duro, risoluto, ma pacifico. Seth Gecko (George Clooney), nel film di Rodriguez criminale professionista, violento solo se necessario e cauto è praticamente il nipote di Dottore  (il francese Maurice Poli, doppiato da Renato Cecchetto) del film di Bava…e così via. 

“Cani Arrabbiati” è (a torto, come sempre) un film di Bava sottovalutato, forse perché insolitamente crudele e gigione al tempo stesso, rispetto ad altri suoi lavori, genialmente architettati e scritti ma piuttosto di maniera. Sembra, però, che questo sia il preferito dei fan del regista sanremese. Un film precursore di Tarantino che ci ha regalato un’oretta e dieci di allegria assassina e virtuosismi filmici. Un “instant movie” che descrive uno spaccato angosciante della Roma nei Settanta, in cui dettavano legge criminalità e terrorismo. Pulpissime musiche di Stelvio Cipriani.

FRANCESCO PASANISI

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