UN FILM AL GIORNO: IL GIORNO DEGLI ZOMBI

Il terzo film della ormai infinita saga zombesca di George A. Romero è sicuramente il più dichiaratamente politico. Con “Il Giorno degli Zombi” (1985) sono finite le ardite metafore su guerra e consumismo che ci divertivamo a trovare fra le righe dei due primi film, “La Notte dei Morti Viventi” (1968) e “Zombi” (1978). La situazione della trama offre già un ampio spettro per polemizzare istantaneamente: un bunker sotterrano di miglia e miglia, per eludere l’orda di zombi ormai grande come due Stati, in cui si trovano medici e militari ai quali è stato ordinato dal Governo di cooperare insieme per trovare una soluzione alla pandemia. I militari devono facilitare il lavoro degli scienziati che fanno esperimenti sugli zombi. Ogni giorno alcune divise vengono mandate in avanscoperta ed altre sono nei sotterranei e rischiano la vita per catturare qualcuno dei mostri che poi verrà sezionato, studiato o addirittura ammaestrato. Il dottor Logan (Richard Liberty), un anziano medico e ricercatore, malgrado tutto, è riuscito ad ammaestrare e rendere docile uno zombi, che ha chiamato poi Bub (Sherman Howard), come il soprannome dato a suo padre. Chi invece è alla testa dei militari è il giovane capitano Rhodes (Joseph Pilato), spietato, ottuso e volgare; il tipico “villain” che ti sta sulle scatole appena appare nei film. Come in “Zombi”, anche qui i protagonisti sono una donna e due uomini di cui uno un pilota di elicotteri. I tre, Sarah (Lory Cardille), John (Terry Alexander) e William McDermott (Jarlath Conroy) devono vedersela, oltre che con gli zombi, anche con i rapporti umani interni al bunker che vanno sempre peggiorando a causa di tensioni e nervosismi legati alla situazione disperata e alle divergenze fra scienza ed esercito. 

Fra situazioni grottesche-horror-splatter e claustrofobiche vediamo intanto che Rhodes diventa sempre più cattivo e Bub, lo zombi buono, re-impara alcune cose che faceva in vita. Logan lo re-introduce all’uso della pistola, del rasoio, dei libri (qui c’è una strizzatina d’occhio da parte di Romero verso l’amico e collega Stephen King, Bub legge “Salem’s Lot”) e addirittura del walkman e del telefono, grazie al quale scopriamo che gli zombi, con molto esercizio, possono tornare a parlare, Bub balbetta un “ciao” durante una simulazione di telefonata. 

Nonostante gli attriti militari-medici il progetto del dottor Logan migliora di giorno in giorno e forse col tempo tutti i morti viventi (che nel film sono apocalitticamente di numero superiore all’uomo) potrebbero aspirare ad essere dei “Bub” e convivere con gli umani. Le cose prendono una pessima piega da quando Logan, impazzito, nutre il suo pupillo con pezzi di cadavere presi da alcuni uomini di Rhodes, morti mentre combattevano con gli zombi. L’ira del capitano si farà sentire. Logan verrà ucciso, il bunker s’invaderà di zombi, mostrando una vera orgia di sangue, sventramenti, morsi ed arti mozzati. 

Tom Savini, rinomato truccatore italo-americano, si è dato alla pazza gioia inventando nuovi ed estremi modi per uccidere la gente. Le scene di violenza splatter de “Il Giorno degli Zombi” sono ad un livello tale che tre precedenti film con lo stesso Savini al trucco (il già citato “Zombi” del ’78, “Maniac” e “Venerdì 13”, entrambi dell’80) sembrano molto più soft per i deboli di stomaco.

Il nostro amato splatter che pervade i tre quarti del film non deve, però, far arricciare il naso ai cinefili più “intellettuali” e settari; “Il Giorno degli Zombi”, come prima anticipato, è un’esplicita (ma al tempo stesso metaforica) condanna di Romero verso la politica conservatrice ed alienante del presidente Ronald Reagan, in carica proprio in quegli anni. Il governo Reagan sollevò molti malcontenti fra la “working class”, vistasi alienare e schiavizzare mentre i primi “yuppies” se la godevano fra brunch, broking finanziario e biglietti da vista dorati. 

Quel periodo è stato fautore di una telepatia culturale; non solo Romero, ma anche lo scrittore Brett Easton Ellis con il suo libro  “American Psycho” e John Carpenter con il film “Essi Vivono” (questo in verità molto più analogo a Romero rispetto al romanzo di Ellis) hanno sbeffeggiato ed intelligentemente criticato una fase politica a stelle e striscie di tutto NON rispetto.

Gli zombi sono noi e noi siamo gli zombi, ci ricorda sempre Romero. Poi, per vedere chi fra i due è più cattivo…noleggiate il film e gustatevelo in poltrona.

FRANCESCO PASANISI

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