UN FILM AL GIORNO: LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI

Chi mai poteva immaginare che il film d’esordio di un giovanissimo Jack Nicholson fosse stato proprio quel gioiellino di humour nero che è “La Piccola Bottega degli Orrori” (1961) di Roger Corman? Ebbene sì, nei panni di un ghignante e sadomasochista paziente odontoiatrico c’è proprio il grande Jack, cliente del dottor Phoebus Farb (John Herman Shaner), sadico dentista che verrà ucciso dal timido Seymour (Johnatan Haze), commesso di un fioraio ed innamorato dell’assistente negoziante Audrey (Jackie Joseph), diventato un efferato serial killer per procurare il nutrimento ad Audrey Junior, pianta carnivora importata dalla Cina. Il vegetale (doppiato dal grande regista David W. Griffith) schiavizza letteralmente il povero Seymour che non esiterà a mandare al predicato quanta più gente possibile pur di non sentire i lamenti della pianta (sì, è parlante!) che tutto il giorno lo martellano con una sola parola: “Nutrimi!”. La polizia, come da manuale, brancola nel buio. Anche qui finale sorprendente. 

“La Piccola Bottega degli Orrori”, come il nostro “Benvenuti a Fuocofatuo” (ruffianeria moment, ndr), è troppo comico per un horror e troppo macabro per un film comico. Le scene di violenza sono per lo più suggerite, Corman lavorava con un budget piuttosto risicato, ma sono comunque troppo macabre per decidere se il film sia una commedia, in cui è inusuale che un tizio imbocchi una pianta carnivora con arti mozzati e sanguinanti. Il “black” della pellicola è presente anche nei dialoghi, vere mini-piece tatrali che sembrano scritte dagli autori grandguignoleschi francesi (il Grand Guignol era un genere teatrale specializzato in allestimenti macabri, horror e grotteschi). Il ghigno di Nicholson che se la spassa a leggere un efferato articolo di cronaca mentre è in sala d’attesa ci accompagnerà per quasi cinquant’anni, passando da “Shining” (1980) fino a “Batman” (1989) e “The Departed” (2006). 

Altro aspetto interessante riguarda la figura di Roger Corman, il regista. Questo, ormai, arzillo vecchietto lo abbiamo già paragonato a Mario Bava in qualche articolo fa, ma un’analogia è d’obbligo con un altro grande italiano: il talent scout e musicista Renzo Arbore. A Corman, come ad Arbore, dobbiamo l’esistenza artistica di alcuni mostri sacri del cinema (lo stesso Nicholson, Martin Scorsese, Oliver Stone, Dennis Hopper ecc..); in fondo, in Italia, senza il conduttore de “L’altra Domenica” nessuno avrebbe mai conosciuto Roberto Benigni, Andy Luotto e Nino Frassica. Attualmente Corman produce film, passando il testimone alla figlia Julie, e di tanto in tanto impersona alcuni ruoli di contorno in pellicole horror e thriller. E’ stato il superiore di Clarice Sterling in “Il Silenzio degli Innocenti” (1991) di Johnatan Demme e il primario di un ospedale nell’episodio “Eye” diretto da Tobe Hooper per il film Tv “Body Bags” (1993) di John Carpenter e Tobe Hooper. 

Il film ha due rifacimenti: uno teatrale del 1982, si tratta di un musical allestito da Alan Menken e Howard Ashman e l’altro è un film diretto da Frank “Bowfinger” Oz nel 1987 con titolo omonimo e che si ispira sia al musical che a Corman. Quest’ultimo è nettamente inferiore all’originale (i siparietti musical sembrano estinguere qualunque spiraglio di umorismo macabro), ma ha un cast divertente. Rick Moranis (il “Lord Casco” di “Balle Spaziali”, del 1987, di Mel Brooks) nei panni di Seymour, Steve Martin (che ha impersonato Bobby Bowfinger sempre per Oz) è il dentista sadico e Bill Murray (più noto come il Peter Venkman nella saga “Ghostbusters”) reinterpreta il ruolo che aveva Nicholson nell’originale.

FRANCESCO PASANISI

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