I FILM DEL SABATO: BRANCALEONE ALLE CROCIATE

Con la sua piccola armata di straccioni sbandati, Brancaleone da Norcia parte alla conquista del Santo Sepolcro. Fra incontri tragicomici “esoterici” e duelli demenziali si ritroveranno a duellare in un’improbabile arena guidati da un Adolfo Celi vestito come una matta reale. C’è chi lo preferisce addirittura a L’armata Brancaleone (1963), di cui però non eguagliò il successo. Come l’altro, scritto da Age e Scarpelli.  Anche qui è evidente il piacere di mescolare l’avventura e la buffoneria, la satira e la farsa in un Medioevo grottesco. 

Gli antichi greci definivano la satira la più autorevole fonte per studiare la storia, niente di più vero; “Brancaleone alle crociate” (1970) infatti, pur con i suoi eccessi da satira dà un quadro ideologico e sociale di quei cosiddetti “secoli bui”: la costrizione a confessare atti di stregoneria, il provincialismo e la cafoneria di TUTTE le caste sociali, non solo dei poveri; la scena “horror” in cui alcuni impiccati, spiegando il motivo della loro morte, tirano in ballo argomenti delicati dell’epoca (amarsi al di fuori del connubio, mangiare carne il venerdì ecc…).

Il linguaggio in “volgare” maccheronico rende il tutto molto più grottesco e l’irruenza nell’agire dei cristiani in terra mediorientale per il santo sepolcro delinea un quadro preciso: è stata una guerra di pura conquista in cui i “nostri” hanno prepotentemente violato il suolo turco. 

Monicelli, al solito, ci regala una giostra umana e acre in cui si ride in modo amaro. Il film, inoltre, ha tutto il diritto di entrare nelle videoteche di ogni patito dell’horror; memorabile, infatti, è la scena della morte (che parla in toscanaccio) quando incontra Brancaleone per portarselo via. Una sequenza molto dylandogghiana (a cui Sclavi potrebbe essersi benissimo ispirato) che vale la pena di vedere e rivedere. 

Nota a margine: per chi ama lo splatter consigliamo di vedere l’intera filmografia del Mario nazionale, il quale non disdegna di tanto in tanto di allietarci con mutilazioni e schizzi di sangue. In tal proposito, oltre a questo film e il già trattato “Borghese Piccolo Piccolo”, è bene menzionare il primo film su Brancaleone (che sembra essere il primo splatter italiano se si considera la prima sequenza, con animali mangiati vivi, arti mozzati e sangue a fiumi), “I Picari” (un’amputazione della mano da antologia) e “Il Marchese del Grillo” (1980), in cui un eretico Flavio Bucci viene decapitato e la sua testa gocciolante sangue mostrata al pubblico. 

Nessuno nella commedia all’italiana si è mai spinto oltre come ha fatto Monicelli, persino la sua morte è stata granguignolesca nella sua tragedia. Ci mancherai.

FRANCESCO PASANISI

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