I FILM DEL SABATO: NOSFERATU IL VAMPIRO

Che la progenie di Bram Stoker, autore del romanzo “Dracula”, non abbia acconsentito l’utilizzo integrale dell’opera a noi non ce ne po’ fregà de meno; Friedrich Whilelm Murnau ha comunque confezionato un horror d’autore su Dracula, anche se con nomi e luoghi cambiati, che è un autorevole rappresentante dell’espressionismo tedesco: “Nosferatu il Vampiro” (1922), in originale “Nosferatu: Eine Symphonie Des Grauens”. La trama è inutile anche scriverla, chi non conosce la vicenda del perfido non-morto aristocratico, figlioccio di Satanasso in persona? La cosa che ci sta più a cuore trattare, invece, è com’è fatto il film in sé. Il cineasta tedesco decide, sempre per la sopracitata vicenda copyright, di ambientare la storia in Germania e lo fa scegliendo di NON utilizzare dei fondali, come accadeva in altri film espressionisti tipo “Il Gabinetto del Dr. Caligari” (1919) di Robert Wiene. La decisione murnaesca è stata provvidenziale. L’andatura gotica e ossessiva del film è ampliata ulteriormente per merito delle fosche e cimiteriali brughiere della Valacchia. 

Ad interpretare “Dracula”, che nel film di Murnau si chiama Conte Orlock, è l’attore Max Schreck (che ispirò Burton per “Batman Returns”, vedere la rubrica UN FILM AL GIORNO, ndr), intorno al quale gravita un’affascinante leggenda secondo la quale fosse un vero vampiro, diceria portata sullo schermo anche dal film bio-horror “L’Ombra del Vampiro” (2000) di E. Elias Merhige. Fatto sta, leggenda o no, che il nostro grande Massimo Panico (Max Schreck tradotto letteralmente, curioso pseudonimo) mette i brividi nei panni di Nosferatu, anche a distanza di quasi 90 anni!  Il Dracula “spurio” di Schreck ha le sembianze del mostro nel romanzo di Stoker: abito nero tinta unita, altezza eccessiva, magro, testa e volto lunghi, viso scavato. Ben lontano dai Dracula seguenti, molto spesso rappresentati come dei “dandy” che hanno però questo impopolare gusto alimentare. Simile al Dracula del romanzo, dicevamo, solo che Orlok tutti i dettagli ce li ha esacerbati, aggiungendo mani artigliose e un volto molto simile a quello di un ratto che di un attempato succhiasangue. 

“Nosferatu Il Vampiro” rappresenta, profeticamente, quella che fu la recessione tedesca di quegli anni che favorì l’avanzata della barbarie hitleriana. Basti vedere le sequenze in cui approda Nosferatu dopo il viaggio in nave: la città diventa un pestilenziale guazzabuglio di decessi, ratti infetti e disperazione. L’unico momento in cui si ride un po’, voluto probabilmente dagli sceneggiatori per smorzare la cappa darkissima e nichilista della pellicola, è quello dedicato all’inseguimento fra la polizia e il giure consulto, impazzito, Knock (Alexander Granach), il Thomas Renfield con il nome cambiato. Per il resto è un’opera sicuramente da vedere, fosse altro per gustare la fotografia ricca di saturazione e contrasto (non è una scala di grigi, ma puro bianconero!) e tutto ciò che concerne un certo gusto, espressionista, per le atmosfere lugubri e dark. Una vera delizia per chi apprezza Burton. 

Esiste un remake del 1978 diretto da Werner Herzog e interpretato da Klaus Kinsky e Bruno Ganz, ma è nettamente inferiore all’originale e fin troppo lento e pretenzioso.

FRANCESCO PASANISI

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