I NON-FILM DELLA DOMENICA: MELISSA P

Il libro autobiografico “Cento Colpi di Spazzola Prima di Andare a Dormire” della “scrittrice” Melissa P. ha turbato le fantasie letterarie di ogni rattuso della penisola. Chi ha letto quelle pagine a tutto ha pensato meno che al vero intento dell’autrice: raccontare un passato difficile. Le parti più intimiste sono state saltate in merito alle parti più intime e nessuno ci ha capito un cazzo.

Un alto momento di cultura cinematografica.

Ora, dopo questa bella premessa, c’era bisogno che Luca Guadagnino trasferisse tutto ciò in pellicola? C’era proprio bisogno del film “Melissa P” (2005)? Se c’è bisogno di una sega fatta in comodità, ossia sdoganando un mezzo porno come film drammatico proiettato nei comuni cinema, allora ok, è un’utilità da non sottovalutare. Se il film è stato realizzato per sostituire il gas esilarante con le sequenze cinematografiche, anche in questo caso il progetto ha funzionato…metti che il gas fa male ai polmoni, a ‘sto punto meglio il film di Guadagnino.

Pensandoci bene, “Melissa P.” può essere stato girato per ovviare intolleranze da farmaci di medicamento, meglio questo film che un falqui per andare di corpo.

Il personaggio Danilele in una toccante espressione attoriale. Solo che di "toccante" c'è solo il pubblico in sala.

Pensieri. Lui: "Vecchia ciabatta, sei venuta a striscià ner mondo dei film de mmerda eh..." Lei: "Povero idiota, appena finisce questa boiata me ne vado alle Fiji e non torno più"

Al di là, però di queste dubbie scelte umanitarie, ora parliamo un po’ di cinema. Cos’è “Melissa P.”? E’ un film brutto che blocca la crescita. Talmente brutto che all’uscita del cinema vuoi pestare a sangue il proprietario. La trama del film è completamente diversa dal discutibile romanzetto biografico. Melissa P (interpretata, guarda caso, da una pornostar iberica di nome Maria Valverde), tra problemi coniugali dei suoi e la rivalità immotivata fra la madre e la nonna (interpretata da una Geraldine Chaplin stufa, evidentemente, di fare la fila all’Ufficio di Collocamento), scopre i primi impulsi puberali ed il film li racconta, fin dall’inizio, in maniera molto artistica. Prima scena: musica di merda pop italiana a tipo Elisa negli ultimi lavori e Melissa che si tocca sotto le coperte (ma noi vediamo di tutto!) a tipo televisione privata fra la Lucania e il napoletano. Manca solo il numero il culoimpressione.

Il film prosegue con un cocktail micidiale fra un film scemo di Silvio Muccino ed un pornazzo di quelli di serie zeta girati illegalmente nei cessi dell’Autogrill. Melissa non scopre il sesso, diciamo che, in maniera scientifica, si può dire che scopa pure con i termosifoni. Melissa continua così la sua saga (e noi le nostre seghe) per tutto il film, finché la nonna non schiatta all’ospizio e la ragazza miracolosamente si pente.

La locandina del film. In realtà era più esplicita, ma poi la produzione impose un fotoritocco: i due cazzi sarebbero diventate due mani.

Magistrale la sequenza in cui Melissa sta per limonare con un certo Daniele (Primo Reggiani), una specie di tronista che ha un glande grosso come un limone nel cervello, e lui le dice poeticamente: “Mi vuoi baciare? Allora bacia il mio cazzo” e lei, che non è uno stinco di santo ma uno stinco di maiale, tace e non disdegna. Vale la pena vedere “Melissa P.” anche per una scena memorabile, un momento che appartiene a pieno titolo a Trash Paradise: Melissa ed una sua amica stanno in una yogurteria all’aperto, guarda caso il pedofilo di turno è seduto qualche tavolo più in là e Melissa lo stuzzica rischiando la vita, probabilmente.

Momento lisergico per la Valverde. A furia di "darci dentro" è imbottita di Oki e Valeriana. Questi i risultati...

Nel film compare un rattusissimo Claudio santamaria che farà sesso con Melissa durante una gita scolastica…lui è una guida del museo.

Ma tutto questo non è compiacimento, no? E’ arte. La nuova narrativa popolare: “Bacia il mio cazzo!”

FRANCESCO PASANISI

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