I FILM DEL SABATO: TUTTI DEFUNTI TRANNE I MORTI

“Aridànghete” direte voi e avete ragionissima. E’ già la seconda volta che posticipiamo il nostro appuntamento saturnino dedicato al cinema. Nostra culpa, comunque, questo sabato è stato inderogabile un secondo impegno. Comunque transeat, parliamo del film della settimana: “Tutti Defunti tranne i Morti” (1977) di Pupi Avati. 

Questo oggetto del desiderio per gli amanti di parodie e black humour, nonostante il modo severo con cui se ne parla, a nostro avviso è delizioso. Il “Polansky della Bassa”, così com’è definito Avati nonostante diverga totalmente riguardo alla politica rispetto al regista polacco, tramite una sceneggiatura di Maurizio Costanzo (lo show man scrisse per Avati anche “La Casa Dalle Finestre Che Ridono”, del 1976), ci regala un patchwork comico-horror-grottesco che mixa sapientemente “Dieci Piccoli Indiani” , racconto di Agatha Christie e la comicità slapstick e anti horror presente in una delle opere dello stesso Polansky: “Per Favore Non Mordermi Sul Collo” (1967).

“Tutti Defunti Tranne i Morti” è uno di quei film che, una volta visti, non si dimenticano. E’ un ottovolante di atmosfere. Si prova inquietudine in tutte le sequenze dell’assassino (vestito con una tonaca nera e un cappellaccio) e si trema un po’ per la sua voce rantolante. Poi si ride di molto gusto in tutto il resto della vicenda, specie nei momenti dedicati a Dante (Carlo delle Piane) un bruttino e arguto rappresentante di libri stranamente sogno erotico della bella marchesa Ilaria (Francesca Marciano); le scene riguardanti il detective Martini (un ringalluzzito e tardo Gianni Cavina) e, ultimo ma altrettanto esilarante, risulta il personaggio di Donald (Pietro Bona), fratellastro di Ilaria tornato dalla Svizzera per le esequie del padre, è un “freak” buffo e tardo con manie masturbatorie, che tiene a freno con elettroterapia, manette e la compagnia di Hilde, un’affascinante e lussuriosa infermiera elvetica (Greta Vajan). 

Nell’opera di Avati, incombe una maledizione secolare secondo la quale, in un castello di un clan aristocratico, moriranno tutti i famigliari e la gente in qualche modo legata a loro (camerieri, generi, cognati ecc…). La leggenda si avvererà con un finale doppio con doppia sorpresa, a metà fra Conan Doyle e la già citata Agatha Christie.

“Turtti Defunti Tranne i Morti” è, inoltre, un omaggio all’hard boiled. Delle Piane è vestito come Humphrey Bogart nei sui film (borsalino ed impermeabile). Fra gli altri interpreti Bob Tonelli (Ariano, fratello di Ilaria), finanziatore assiduo e amico di Avati, già Balsamus in “Balsamus-L’Uomo di Satana” (1968) sempre di Avati. Nel ruolo dell’americo-barese Buster, nuovo marito della vedova, Michele Mirabella, che quattro anni dopo verrà mangiato da alcuni ragni giganti ne “L’Aldilà…E Tu Vivrai nel Terrore” (1981) di Lucio Fulci. 

Indimenticabili alcune tecniche di uccisione. Quella che ci piace di più è il phon che funziona come un revolver, uccidendo Ottavio (Luciano Bianchi) fratello del defunto Marchese Ignazio (Andrea Matteuzzi), la “salma” attorno alla  quale ruota la vicenda.

Ideale per passare una serata in cui si “muore” dal ridere.

FRANCESCO PASANISI

I NON-FILM DELLA DOMENICA: APOCALYPTO

Locandina, parte migliore del film.

Cari filosofi della cazzoneria domenicale, vi siete ripresi da un sabato di bagordi? Noi sì, almeno da mezz’oretta. Chi invece la sfattanza non l’ha superata ha un nome, si tratta del nostro Meluccio Chitarra, a.k.a. Mel Gibson. Il Non-film di oggi è qualcosa di veramente prelibato per gli Storici che ci leggono…Storici come Giampaolo Pansa, però. “Apocalypto” (2006) ci regala degli emozionanti momenti di comicità involontaria.

Il film, che per fare figo ha i dialoghi in yucateco, peraltro fatto da idiomi molto simili ad un elenco di farmaci da banco, parla di uno sfigato Maya chiamato come un portachiavi, Zampa di Giaguaro, a cui i soliti popoli limitrofi tatuati uccidono mezza tribù e lo prendono come schiavo. La trama è originalissima, se non avete visto:

  • Conan il Barbaro (1981) del “moderato” John Milius.
  • Braveheart (1994) sempre di Gibson, auto riferimenti, ci vogliamo rovinare.
  • Un video a casaccio di qualche genocidio in giro per il Pianeta.
  • Una carriolata di bestemmie uscite da qualche ex missino non pentito.
  • Le Televendite dello Chef Tony con i suoi coltelli miracolosi.
  • Mel Gibson ubriaco davanti ad una sinagoga.
  • Un esame della prostata in cui il medico ti dice: “Guarda, guarda…senza mani, senza mani!”
  • Tua zia.

Il film ha riscosso talmente tanto successo che un’autorevole Storica di un’Università americana, invitando Gibson ad un seminario sugli yucatechi, lo ha smerdato non poco rivelando inesattezze terrificanti per tutto il film (lo so, fa ridere ‘sto fatto ma credetemi, è successo veramente!).

Mel Gibson dopo la vittoria di Obama.

Il Nostro Meluccio è stato prodotto, per questo film, dalla Touchstone Pictures, marchio-civetta della Disney, promettendo uno stop alla truculenza insensata. Manco p’o’ kakkien, direbbero le Sturmtruppen di Bonvi, Gibson, a secco di cadaveri mutilati e splatter insensato, ci ha regalato il secondo video dei Cannibal Corpse più lungo mai girato. Quello che ci fa più ridere, però, è il clan famigliare di “Zampa”: è costituito come un clan a modello New Jersey (pure i cognati stanno…) e hanno nomi pressoché insulsi; uno si chiama Spuntato, l’altro Pesce Cacciatore…cercavamo Gibson Bevitore e infatti stava dietro la macchina da presa. La Nostra Madre Storia, in questo film, è stata violata, come si diceva prima. I Maya saranno stati sanguinari e primitivi, ma era anche un popolo di grande cultura e soprattutto molto igienico, mentre nel film, sceneggiatura scritta da Mel insieme a qualche leghista probabilmente, questa gente è vista come un mix infernale fra Lucio Dalla e Facciadicuoio. Altro strafalcione storico: il film si ambienta poco prima dell’arrivo degli europei nelle Americhe (il 1400), solo che, mentre in questa puntata lunga di Trash Paradise vediamo questi popoli sì cruenti e mazzari, ma evoluti come se ci fosse stata Roma 3 nella foresta, in verità all’approdo degli europei sopracitati queste tribù erano già decadute.

Dopo la parte “secchiona” di questa stupenda non-recensione, veniamo ad un punto cruciale che incorona “Apocalypto” come Non-film della settimana; l’inseguimento nella foresta. Zampa di Giaguaro ad un certo punto scappa via dai suoi aguzzini per tornare dal suo popolo che deve proteggere. Agile, scaltro e scattante sfugge ai cattivi sconfiggendoli e salverà moglie e figlio rifugiatisi in una voragine in cui dentro piove.

Una sfilata di Power Rangers in pieno '400

Fin qui tutto normale, se non fosse che il nostro eroe fa tutto questo con una lancia conficcata nell’addome da parte a parte . Tutto normale, se non fosse che sempre il “Zampa” si disfa dei nemici riuscendo, sempre di corsa, a togliere delle spine lunghe da una pianta e riuscendo, di corsa di corsa, a catturare un rettile velenoso e riuscendo, daiii che mo ti raggiungono cazzo, a intingere nel suo sangue le spine e RIUSCENDO a buttarle sui nemici a mani nude uccidendoli quasi tutti. Tutto normale, se non fosse che l’altra metà di inseguitori, il nostro giovine eroe nativo, li liquida, sempre correndo, prendendo una gigantesca foglia e, sempre correndo, riempiendola di insetti e, sempre correndo, buttare ‘sta crèpe biologica improvvisata sui cattivi sterminandoli tutti.

Si vede che il nostro Meluccio, dopo “La Passione di Cristo” non ha rinunciato alle buone abitudini. Sicuramente mezzo budget della Touchstone è stato speso nei peggiori bar di Caracas, alla Bottega del Nonno a Lecce, neii cnsorzi vitivinicoli, in qualche rhummeria e al Coyote Hugly.

Gibson:"..e poi tu, con l'addome spappolato, corri e uccidi quelli con le spine prese da una pianta intinte nel sangue di rettile.." Attore alla sinistra: "Cce cazzu sta dici?"

Spero che il pezzo di oggi vi sia piaciuto. Mai sottovalutare il potere immaginifico degli avvinazzati antisemiti, potreste trovare spunti interessanti per un film comico.

FRANCESCO PASANISI.

 

 

 

 

 

 

 

Il figlioccio di The Rock.

Gibson non trova più il J&B e se la prende con gli attori

La pantera finta che esce durante l'inseguimento.


RICORDARE SEMPRE!

Comunicato Stampa inoltrato poco fa:

Le discussioni che hanno accompagnato il cruento tema dell’Olocausto non possono e non devono essere messe in un cassetto e consegnate alla Storia. La morte di sei milioni di persone fra ebrei, dissidenti, comunisti, slavi, polacchi, disabili ed omosessuali non passerà inosservata o, peggio, non finirà nelle menti negazioniste di qualche mitomane ideologico, specie in questo preciso arco di tempo storico. La crisi economica attanaglia gli Stati europei e, pur un po’ fantasticamente, si può temere una deriva autoritaria, populista e xenofoba. La giornata di oggi, della Memoria, serve anche a questo: un modo di commemorare un lungo lucido orrore e contemporaneamente prendere atto di ciò e stare attenti e con la schiena dritta affinché non accada di nuovo. La nostra iniziativa facebookiana d’oggi, Avatar della Memoria 2012, ha appunto proprio questo preciso scopo.

 

Francesco Pasanisi, fondatore Easy Phoney Production.

 

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: ALIEN 3

ALIEN 3

Giudizio: **

(Alien 3, USA, 1992, col, 114′)

Di David Fincher. Con Sigourney Weaver, Charles Dutton, Charles Dance, Paul McGann, Brian Glover.

Precipitata con l’astronave su una colonia penale popolata da fanatici religiosi, Ripley ha perso il suo equipaggio – i superstiti del film precedente – e si trova non solo a dover affrontare una creatura aliena ancora in circolazione che fa strage dei galeotti, ma scopre anche di starne incubando una nel proprio corpo. Il terzo capitolo della serie è il più debole. 

Se gli appassionati cercano dei motivi, questi si posso rintracciare sia nella travagliata fase di produzione  del film (sono accreditati solo tre dei sei sceneggiatori che hanno lavorato al progetto) sia nel regista, quel David Fincher, all’epoca appena uscito da una esperienza di videoclip e che, bisogna dire, nella sua carriera non è ancora riuscito ad avere un vero consenso di pubblico e di critica (tolto forse quel famigerato Fight Club che piace tanto ai giovani più per moda e cinismo ruffiano, che per veri contenuti – estremismo di destra a parte).

La Weaver, che ha partecipato economicamente alla produzione del film, qui si presenta rapata a zero e sembra più incerta ed emotivamente instabile rispetto alle volte precedenti (e a quella successiva), perdendo molto della sua leggendaria freddezza e lasciando scivolare così via il film in un banale thriller in cui la suspense incespica e, se non fosse per un paio di scene ad effetto e qualche inquadratura degna di nota (famosa quella in cui l’alieno invece di assalirla lecca il volto della Ripley) non si solleverebbe davvero dal livello dei video targati mtv.

Ma se esteticamente il film ha poco di rilevante, anche se dopo anni può sempre riservare un certo fascino per gli amanti del genere, ciò che più fa incupire lo spettatore è lo svuotamento di ogni significato di cui i due film precedenti erano pregni, il richiamo a metafore esistenziali, sessuali e sociologiche svanisce del tutto, la Ripley si concede anche un innamoramento e tutto si svolge con la prevedibilità di un film d’azione che, non fosse per le fattezze orride del cattivo, potrebbe avere come antagonista  un assassino chiunque. Il finale detiene comunque un certo valore.

Esiste una versione lunga 145 minuti, edita nel 2003 e che contiene molte scene tagliate, forse una prova di quanto la pellicola sia stata travagliata in fase di realizzazione.

Curiosità:

  • Esiste un romanzo basato sulla sceneggiatura  scritto da Alan Dean Foster.
  • Dark Horse Comicspubblicò una mini-serie di tre numeri, contenente l’adattamento a fumetti della pellicola.

EDOARDO TREVISANI

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: ALIENS-SCONTRO FINALE

ALIENS. SCONTRO FINALE

Giudizio: ****

(Aliens, USA, 1986, col, 132 min.)

Di James Cameron. Con Sigourney Weaver, Carrie Henn, Michael Biehn, Paul Reiser, Lance Henriksen, Bill Paxton.

Sul pianeta LB 426 l’insediamento umano non da più segni di vita e l’ufficiale di volo Ripley (Weaver), unica superstite della Nostromo, assalita da una creatura aliena che ha fatto strage del resto dell’equipaggio, è inviata insieme a un manipolo di soldati in ricognizione. Scopriranno che gli aliens si sono moltiplicati è hanno devastato la colonia. 

Il sequel del capolavoro di Scott è un film pieno di azione, violenza, suspense, dialoghi spigliati conditi di qualche battutina sboccata che ammicca ai film di ambiente militaresco.  La scelta estetica di Cameron è diversa da quella del suo predecessore, infatti il film perde parecchio dell’atmosfera angosciante e tesa del primo capitolo e passa ad azioni di guerra chiassose e spettacolari. Certo il gusto per l’horror non viene mai del tutto meno, anche per intrinseca natura del mostro in questione, che comunque in un modo o nell’altro deve saltare fuori dalle budella del malcapitato di turno,  e di certo i nidi bui, viscidi, umidi, mucillaginosi degli alieni non mettono a proprio agio i protagonisti del film. Non a torto Morandini ha scritto: “Rispetto al primo guadagna in ritmo, azione, aggressione visiva e sonora quel che perde in astrazione e interiorità. Il duello finale, giustamente famoso, dà nel mitico attraverso una grafica che rimanda ai cartoon giapponesi dell’horror”.

Interessante la figura dell’androide, più approfondita e, seguendo la lezione dickiana, diventa ancora più umana, in grado di simulare sentimenti e sofferenza fisica (di conseguenza l’indagine scottiana fra organico e inorganico non viene abbandonata, anzi), divenendo un chiaro spunto per dubbi e riflessioni sulla percezione umana.

Se nel film precedente ad un certo punto lo scontro è quasi individuale fra la Ripley e l’alieno (un dualismo fra la donna e l’incubo) in questo film viene meno l’apparato metaforico e la lotta diviene una lotta contro la minaccia non più ignota degli alieni, ma nota, palese e letale e lo spirito della protagonista è quello di autoconservazione: a convalidare ciò c’è la presenza della piccola Newt, unica sopravvissuta della colonia, che diventa una sorta di figlia adottiva di Ripley e che forse riporta ad un ruolo più consueto e stereotipato di personaggio femminile la  Weavers, ma non talmente da non risultare fredda e risoluta quel tanto che basta ad imporre la sua forza e il suo carattere anche ad un manipolo di marines ben addestrati.

La lotta per la sopravvivenza e l’autoconservazione della specie è sicuramente uno dei motivi facilmente individuabili del film: in questo secondo capitolo lo scontro è fra le due creature femminili Ripley con la sua “figlioletta” e la regina dell’alveare alieno. Se nel primo film l’alieno è un vorace e malvagio intruso in una astronave, qui gli alieni si presentano come creature non dissimili da quelle terrestri, uomini compresi, in grado di adattarsi all’ambiente circostante e pronti di modificarlo per soddisfare il proprio istinto di riproduzione e di protezione. In questo non sono dissimili, agli occhi degli umani, ad enormi insetti velenosi. Per Cameron, l’Alien smette di essere una rappresentazione intellettuale dell’incubo e diventa il male concreto, tangibile, come una bestia feroce, che minaccia l’uomo. Per questo lo scontro finale tutto al femminile si carica di significato ed entra di diritto fra le scene più importanti della moderna fantascienza.

Esiste una Director’s Cut rilasciata nel 2000, che contiene 17 minuti inediti, ma che non modificano sostanzialmente al trama.

Il soggetto e la sceneggiatura sono di James Cameron.

Premi

  • Oscar per il miglior montaggio sonoro.
  • Oscar per i migliori effetti speciali.

EDOARDO TREVISANI

PRIMARIE E LE CONSIDERAZIONI DI ROTUNDO

La scelta dei leccesi è stata fatta. Con un minimo scarto percentuale Loredana Capone ha vinto le primarie di Centrosinistra. Quello che possiamo dire è che ora bisogna avere un periodo di pausa e riflessione. Occorre un attimo staccare la spina della politica locale e contemporaneamente pensare a come ricominciare, sempre al fianco del nostro candidato Carlo Salvemini. Oggi possiamo solo complimentarci per il risultato e augurare bun lavoro alla sig.ra Capone, ma non per questo ci è sfuggita un’infelice considerazione di Antonio Rotundo, capogruppo d’opposizione al Comune di Lecce. Sarà stata l’euforia al momento della vittoria, sarà stata una serie di considerazioni sopite da tempo per non creare disguidi e poi sguinzagliate. Sarà stato quello che è stato, ma a non non è piaciuto ciò che ha detto: “ha perso l’antipolitica”. Antipolitica? Ma ci faccia il piacere…Possibile che ogni volta che qualcuno cerca di cambiare le cose in una città ormai preda dei cementi, dei filobus dai dubbi introiti, della politica come tornaconto personale e dalle clientele si debba tirar fuori lo spauracchio dell’antipolitica a tipo Beppe Grillo? Un in bocca al lupo ovvio a Loredana Capone, ma si eviti l’esternazione di considerazioni demagogiche e tutto sommato puerili come queste. Noi vedremo come vanno le cose, buon lavoro a tutti.

Ufficio Stampa Easy Phoney Production

I NON-FILM DELLA DOMENICA: MIO FRATELLO E’ FIGLIO UNICO

Riccardo Scamarcio è una specie di Re Mida al contrario: tutto ciò che tocca diventa una ciofeca. E’ questo il caso del non-film di oggi: “Mio Fratello è Figlio Unico” (2007) di Daniele Luchetti. In verità non è tutta colpa di Scamarcio, il film già per le premesse da paraculo della celluloide perde punti in maniera emorragica. Danielone ci era piaciuto molto di più ne “La Scuola” (1995) con Silvio Orlando.

La locandina. In alto Scamarcio fissa la donna delle pulizie sul set. In basso Germano ripensa a Melissa P.

“Mio Fratello è Figlio Unico” dimostra che una retrospettiva socio-politico-storica degli anni di piombo ha bisogno di un lavoro di ricerca certosino e, soprattutto, di un taglio più “cinico” e distaccato. Qui, invece, vediamo Scamarcio (che tanto per cambiare fa il figaccione di turno) appartenente all’estrema sinistra e suo fratello, interpretato da Elio Germano (il limonatore di “Melissa P.”) iscritto e militante dell’Msi. Le premesse sono buone: il divario tra fratelli politico e non, la situazione di quegli anni in Italia, ma tutto si sfalda appena Scamarcio inizia a parlare e a guardarci con quella faccia da triglia. A rovinare tutto ulteriormente c’è la paraculata ggiovanile di chiamare il film come una canzone del bonanima Rino Gaetano. Giusto così, per attirare al botteghino pseudo fricchettoni che te le fracassano tutte le sere parlando di Rino, che certo non avrebbe mai desiderato un tipo di sèguito così malsano.

Germano e Scamarcio litigano per l'ultima ciambella.

“Mio Fratello è Figlio Unico” è tratto dal romanzo “Il Fasciocomunista” di Arturo Pennacchi, che, pur avendo scritto un libro discutibile per certi versi, si è dissociato dall’opera di Luchetti. Cosa dire più? Vediamo…ah sì, che le accanite lettrici di Cioè saranno sicuramente andate a vederlo perchè Ommammaquantebbono Scamarcio è il protagonista. Protagonista che, oltre a “comunistare” in maniera poco credibile, fa sesso con qualunque cosa abbia un buco, pure le ciambelle dei cestini pranzo, magari.

Peccato, poteva essere un film interessante, se non fosse che noi italiani siamo fissati unicamente su due cose: dare un taglio televisivo a qualsiasi sceneggiatura ci capiti fra le mani e inserire sempre queste stucchevoli e mefitiche sottotrame erotico-sentimentali che, puntualmente, riducono un film -in definitiva quasi “storico” come poteva esserlo questo- in una melensa fiction fatta di slinguazzate, rapporti uomo-donna fantascientifici e momenti filosofoidi che, francamente, ci hanno rotto. Finisce qui l’appuntamento domenicale, se in casa avete questo DVD ve lo consigliamo, è un ottimo sottobicchiere.

Sottobicchiere griffato. Offerta lancio Sedicenti euro.

Sit in contro la scelta di Scamarcio.

Germano che scoreggia.

FRANCESCO PASANISI