I NON-FILM DELLA DOMENICA: THE DOORS

Un poser pagliaccio che si spaccia per Jim Morrison è il protagonista del film “The Doors” (1991) di Oliver Stone. Nonostante i colloqui con Ray Manzarek, che molto gli ha narrato su Jim, Stone ha dipinto il poeta e cantante dei Doors come un drogato da quattro soldi perennemente strafatto di qualsiasi cosa. Fin dall’inizio del film, che si apre con la scena del deserto e di Jim che sente l’energia di un pellerossa morto per incidente stradale reincarnarsi nel suo spirito – il regista smarrona volontariamente. Ritraendo un buffone che, insieme ai suoi compagni d’avventura, pronuncia frasi ad effetto che, poste come fa Stone, sembrano i messaggi dei Baci Perugina. Niente da dire su Val Kilmer, superbo attore che però ha avuto la presunzione di cantare canzoni che sono praticamente ininterpretabili da chi non è Jim Morrison. Almeno in un film che si propone di tracciare la storia del cantante dei Doors.

I barboncini Val e Meg

La droga, negli anni ’60, era un mezzo di conoscenza, finalizzato ad allargare la potenzialità percettiva, non un mezzo autodistruttivo per fancazzisti vanesi dell’ultimora. E la prima domanda esistenziale che i filosofi e gli artisti si pongono è proprio relativa al mistero della morte. Quindi Stone non ha tenuto conto della sensibilità del poeta Jim, che era un ragazzo coltissimo, che amava la letteratura e la poesia, che si è formato culturalmente su testi di Nietzsche, William Blake, Jack Kerouac e dalla sotria della tragedia greca. Nutrito dai versi di Allen Ginsberg, Rimbaud, Apollinaire eccetera eccetera.

Val Kilmer allucinato

Altrochè pagliaccio. Stone tenta goffamente di distruggere la statura culturale e musicale del Re Lucertola attraverso un’immagine di vanesio poser un tantino coglioncello ed enfatico. Per esempio nella scena in cui Val Kilmer posa per la fotografa con cui il vero Jim ebbe una relazione. O l’improbabile ochetta Meg Ryan che ambisce a interpretare Pamela Courson. La povera Meg e il povero Val diretti da un regista evidentemente in accordo con un sistema, quello americano, che nn da spazio ai veri sovversivi e rivoluzionari culturali come è stato Jim Morrison.
Ma tanto, tutto il mondo ha capito. E il messaggio di libertà di Jim non muta neanche una virgola nell’immaginario collettivo. Oliver, ma vattinn và.

Jim va a funghi nel deserto

CECILIA PAVONE

 

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