DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: ALIENS-SCONTRO FINALE

ALIENS. SCONTRO FINALE

Giudizio: ****

(Aliens, USA, 1986, col, 132 min.)

Di James Cameron. Con Sigourney Weaver, Carrie Henn, Michael Biehn, Paul Reiser, Lance Henriksen, Bill Paxton.

Sul pianeta LB 426 l’insediamento umano non da più segni di vita e l’ufficiale di volo Ripley (Weaver), unica superstite della Nostromo, assalita da una creatura aliena che ha fatto strage del resto dell’equipaggio, è inviata insieme a un manipolo di soldati in ricognizione. Scopriranno che gli aliens si sono moltiplicati è hanno devastato la colonia. 

Il sequel del capolavoro di Scott è un film pieno di azione, violenza, suspense, dialoghi spigliati conditi di qualche battutina sboccata che ammicca ai film di ambiente militaresco.  La scelta estetica di Cameron è diversa da quella del suo predecessore, infatti il film perde parecchio dell’atmosfera angosciante e tesa del primo capitolo e passa ad azioni di guerra chiassose e spettacolari. Certo il gusto per l’horror non viene mai del tutto meno, anche per intrinseca natura del mostro in questione, che comunque in un modo o nell’altro deve saltare fuori dalle budella del malcapitato di turno,  e di certo i nidi bui, viscidi, umidi, mucillaginosi degli alieni non mettono a proprio agio i protagonisti del film. Non a torto Morandini ha scritto: “Rispetto al primo guadagna in ritmo, azione, aggressione visiva e sonora quel che perde in astrazione e interiorità. Il duello finale, giustamente famoso, dà nel mitico attraverso una grafica che rimanda ai cartoon giapponesi dell’horror”.

Interessante la figura dell’androide, più approfondita e, seguendo la lezione dickiana, diventa ancora più umana, in grado di simulare sentimenti e sofferenza fisica (di conseguenza l’indagine scottiana fra organico e inorganico non viene abbandonata, anzi), divenendo un chiaro spunto per dubbi e riflessioni sulla percezione umana.

Se nel film precedente ad un certo punto lo scontro è quasi individuale fra la Ripley e l’alieno (un dualismo fra la donna e l’incubo) in questo film viene meno l’apparato metaforico e la lotta diviene una lotta contro la minaccia non più ignota degli alieni, ma nota, palese e letale e lo spirito della protagonista è quello di autoconservazione: a convalidare ciò c’è la presenza della piccola Newt, unica sopravvissuta della colonia, che diventa una sorta di figlia adottiva di Ripley e che forse riporta ad un ruolo più consueto e stereotipato di personaggio femminile la  Weavers, ma non talmente da non risultare fredda e risoluta quel tanto che basta ad imporre la sua forza e il suo carattere anche ad un manipolo di marines ben addestrati.

La lotta per la sopravvivenza e l’autoconservazione della specie è sicuramente uno dei motivi facilmente individuabili del film: in questo secondo capitolo lo scontro è fra le due creature femminili Ripley con la sua “figlioletta” e la regina dell’alveare alieno. Se nel primo film l’alieno è un vorace e malvagio intruso in una astronave, qui gli alieni si presentano come creature non dissimili da quelle terrestri, uomini compresi, in grado di adattarsi all’ambiente circostante e pronti di modificarlo per soddisfare il proprio istinto di riproduzione e di protezione. In questo non sono dissimili, agli occhi degli umani, ad enormi insetti velenosi. Per Cameron, l’Alien smette di essere una rappresentazione intellettuale dell’incubo e diventa il male concreto, tangibile, come una bestia feroce, che minaccia l’uomo. Per questo lo scontro finale tutto al femminile si carica di significato ed entra di diritto fra le scene più importanti della moderna fantascienza.

Esiste una Director’s Cut rilasciata nel 2000, che contiene 17 minuti inediti, ma che non modificano sostanzialmente al trama.

Il soggetto e la sceneggiatura sono di James Cameron.

Premi

  • Oscar per il miglior montaggio sonoro.
  • Oscar per i migliori effetti speciali.

EDOARDO TREVISANI

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