I FILM DEL SABATO-FUGA DI MEZZANOTTE

Il regista di “Assassini Nati” (1994) (Oliver Stone), il regista di “The Wall” (1980) (Alan Parker) e il Brest di “Querelle De Brest” (1982) (Brad Davis) riuniti per questa biopic estrema, violenta e politica tratta dall’autobiografia di William Hayes. “Fuga Di Mezzanotte” (1978) di Alan Parker è un film che ha suscitato polemiche sia per il periodo, vicinissimo alla vicenda che è del ’70, sia per velate accuse di xenofobia appioppate a Stone, sceneggiatore del film, per il quale gli valse un Oscar. In realtà, la storia di Hayes, giovane americano arrestato in Turchia per aver avuto addosso due chili di hashish poi maltrattato e seviziato nelle carceri locali, di xenofobo non ha assolutamente nulla. 

Quello che è accaduto al nostro sfortunato protagonista altro non è stata che una sorta di espiazione esagerata da parte delle istituzioni turche verso gli USA che, all’epoca dei fatti, aveva attriti col Paese mediorientale per via delle politiche di Richard Nixon. Hayes, quindi, è stato un capro espiatorio di un brutto incidente diplomatico ed il fatto che i secondini vengano dipinti come perversi, sadici e compiaciuti della violenza fa parte un po’ di tutto il filone carcerario del cinema, da “Le Ali Della Libertà” (1994) di Frank Darabont a “Sleepers” (1996) di Barry Levinson.

La violenza in “Fuga Di Mezzanotte”, però, è solo in parte lo specchio della vicenda realmente accaduta. Stone e Parker, certamente per motivi drammaturgici, avranno voluto un po’ esasperarne i toni e i dettagli, ma ciò non svilisce il concetto espresso dall’opera: i governi, reazionari, altro non fanno che imperare, odiarsi a vicenda e chi ci va di mezzo sono sempre i giovani che vogliono solo divertirsi e convivere civilmente. E’ un film sicuramente imperdibile per chi è interessato al cinema impegnato socio-politicamente, ma lontano dai crismi ermetici e tutto sommato pesanti del cinema di contestazione vero e proprio che va dal ’68 ad oggi. D’altro canto Stone e Parker non sono nuovi a questo tipo di cinema. “Mississippi Burning” (1988) di Parker, parla dei movimenti xenofobi anni ’60 negli USA meridionali e tutti i film di Stone (escluso l’inguardabile “World Trade Center” del 2006) sono intrisi di polemica, questioni sociali e politica.

Cast molto eterogeneo. Abbiamo, oltre a Brad Davis, John Hurt (il John Merrick di “Elephant Man”, diretto da David Lynch nel 1980) nel ruolo del tossicomane britannico Max, vittima preferita di nonnismi e maltrattamenti carcerari. Paul Smith (Bluto nell’insipido “Popeye” di Robert Altman, 1980) interpreta Hamidou, il capo dei secondini, violento e perverso. Il nostro Paolo Bonacelli (L’avvocato di “Johnny Stecchino” di Roberto benigni, 1991), si dimostra un ottimo caratterista nel ruolo negativo di Rifki, un “anziano” detenuto turco che lo spettatore, per quanto si dimostra un cattivone violento, viscido ed opportunista, odia già dopo 5 minuti dalla sua apparizione. Nei panni dell’avvocato Yesil, difensore di Hayes, Franco Diogene, attore presente in film sexy-comici anni ’70 come “Taxi Girl” (1977) di Michele Massimo Tarantini. Il giudice è interpretato da Gigi Ballista, famoso caratterista italiano che, fra i tanti, ha interpretato il Dottor Professor Giacinto Castellan in “Signore e Signori” (1966) di Pietro Germi. 

Musiche di Giorgio Moroder che, insieme a Stone sempre in veste da sceneggiatore, ha formato la stessa coppia all’interno del cast tecnico di “Scarface” (1984) di Brian De Palma.

FRANCESCO PASANISI

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