I NON-FILM DELLA DOMENICA: TRAPPOLA IN ALTO MARE

Un gruppo di terroristi agli ordini della controfigura psicotica di Mick Jagger (Tommy Lee Jones, col conto in banca in rosso, profondo rosso), un cantante blues con il carisma di un tacchino spastico, problemi di LSD, ray ban e una maglietta vittima di un candeggio sbagliato, si impossessa della corazzata Missouri (versione militarizzata delle Costa Concordia), orgoglio della Marina militare americana, imprigionando 2.400 eroi della guerra del golfo nella stiva. La nave è munita di missili a testata nucleare Tomahawk e Cruise, oltre che di miniciccioli, pietre per la lapidazione e sale iodato, e non si sa bene che cosa i terroristi ne vogliano fare (NOTA BENE: non è una trovata per incuriosire lo spettatore, è proprio che non ci è dato di saperlo. Evidentemente hanno solo voglia di sparare dei missili;che ci sarà di male poi, mah…).

Un indimenticabile Steve Seagal commosso dopo aver scoperto la morte del suo ammiraglio.

La situazione è esplosiva, ma il cuoco della nave, Casey Rybak (Steven Seagal), quel giorno è di cattivo umore, primo perché la rivista “Funghetti di muschio oggi” ha stroncato la sua ricetta, Ananas alle quaglie con contorno di viole e salsa al curry, secondo perché i cattivi gli hanno ucciso l’ammiraglio, e riesce a impedire ai criminali di portare a termine il loro misterioso piano.

Si tratta di un film che presenta una profondità psicologica senza pari. A testimoniarlo bastino alcuni dialoghi come quello fra il cuoco, imprigionato in una cella frigorifera da Bigazzi in seguito a una disquisizione circa il condimento ideale per il gatto al vapore, con la sentinella.

Steven: “Avanti ragazzo, fammi uscire”

Sentinella: “Mi spiace, signore, non la sento”

Descrivere lo scambio di battute fra Jones (evidentemente per questo film ha usato il metodo Stanislavsky, nel senso che si è chiuso tre mesi nello stanzino segreto del dott. Hoffman)  e i dirigenti dell’esercito degli USA sarebbe un’impresa ardua, anche perchè prima bisognerebbe capirlo, ma di certo non si può rimanere inerti davanti al dramma di un uomo traviato dal servizio militare, che gli ha impedito di vivere i meravigliosi anni sessanta.

Ma se è vero che alle volte basta anche solo una battuta per consacrare un film all’immortalità mnemonica del pubblico, basti su tutte: “Siamo in un oceano di merda in tempesta”, detta da Seteve mentre si accorge che è circondato da cattivi che smaniano dalla voglia di premere il grilletto, o perché sono finiti rosmarino e carta forno, sta a voi interpretare.

Un magistrale Seagal durante una coinvolgente scena di passione.

Trappola in alto mare ha il merito di avere la limpidezza narrativa tipica della Hollywood classica: zinnone platinate nude sotto sedativo che saltano fuori da torte di compleanno senza alcun motivo, trappole letali ispirate a McGyver costruite  usando pollo avanzato della sera prima, stuzzicadenti, forno a microonde, la parrucca di Platinette e la pellicola del sugo freddo, manipoli di cattivi che dopo aver imprigionato il fior fiore della marina, improvvisamente non è più in grado di sparare a un solo uomo (alcuni critici cinematografici sostengono che in realtà è Seagal che ha la cute antiproiettile, ma questo è un dibattito inesauribile) e, quando sembra che i cattivi stiano finendo, il regista ha una trovata geniale: ne fa arrivare altri da un sommergibile della Corea Del Nord:

Hippy & Comunisti vs Stati Uniti Democratici d’America

Ma gli USA hanno come centravanti il CUOCO, che uccide tutti con la sola imposizione della mani;  nel senso che non è in grado di usare le gambe, è immobile dalla cintola in giù (il che ci fa pensare che il grande Steve soffra di sciatica). Colli spezzati e crani sfondati con la sola contrapposizione del pollice e dell’indice, mitra a caricatore infinito, esplosioni intelligenti (nel senso che uccidono solo i cattivi e mai i buoni), tutto contribuisce a creare una atmosfera di iperrealismo e di credibilità in grado di sbigottire lo spettatore.

In realtà c’è una spiegazione a tutto: il cuoco è un erorre dell’esercito che ora ha prestato il suo talento ai fornelli (non si sa perché, ma  se stiamo a cercare  tutti i perché del film… Ragassi, non siam mica qui a tingere i capelli bianchi a Rutelli!, disse un noto critico) tra le sue ricette c’è l’anatra  farcita di P 38, patate alla full metal jacket, kalashnikov alle vongole e torta di molotov.

Un grande Seagal furioso per la cattiva riuscita dei suoi tortellini alla polvere da sparo .

Il finale rassicurante del film, Rybak riuscirà e fare piazza pulita di tutti i cattivi, vincerà la sessione di dangerous e dragon, sconfiggerà la fame nel mondo, debellerà la tisi, il colera, il comunismo e l’herpes inguinale, e attraccherà la Costa Concordia nel primo porto sicuro, ci fornisce un consiglio esistenziale importante: la prossima volta che saliamo su una crociera chiediamo prima di tutto al personale se c’è il cuoco.

EDOARDO TREVISANI

Un'espressione di odio selvaggio di Seagal poco prima di ingaggiare un combattimento senza esclusione di colpi.

 

 

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