DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: AMERICAN PSYCHO

AMERICAN PSYCHO

Giudizio:***

(American Psycho, USA /Canada, 2000, col, 101 min.)

Di Mary Harron. Con Christian Bale, Chole Sevigy, William Dafoe, Samatha Matis, Jared Leto, Reese Whitherspoon, Josh Lucas.

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Patrick Bateman è un giovane yuppie che trascorre le sue giornate fra la cura ossessiva del corpo, lo studio della moda più raffinata del momento e le prenotazione di colazioni e cene nei più esclusivi locali di Manhattan. Le notti, invece, le dedica alla tortura e agli omicidi efferati. Dietro la facciata di “ragazzo della porta accanto”, Patrick Bateman è un maniaco omicida, dedito alla cocaina, agli psicofarmaci, alle perversioni sessuali, coltiva un’insana passione per le biografie dei serial killer e la sua vita è votata al rampantismo, all’arrivismo sociale: non tollera nessun ostacolo, nessuno deve intralciare i suoi programmi e anche la più insignificante inezia può generare in lui eccessi di rabbia aggressiva.

Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis, all’epoca accolto da un successo di scandalo, è piuttosto fedele allo spirito del libro, utilizza una fotografia iperrealista,e fa ricorso a un buona dose di humor nero, i movimenti misurati dei personaggi viziati dal galateo, le loro espressioni boriose, tutto contribuisce a creare quello scompenso tra l’apparenza e la vera anima alienata, ossessionata, malata di lusso, di nauseabondo superfluo, di sentimenti immaturi di una intera società e che in Bateman sono semplicemente portati al parossismo più sfrenato. Se si considera poi, che rimane insoluto il dubbio (tanto nel film quanto nel romanzo) se i mostruosi misfatti del protagonisti siano accaduti nella realtà o siano solo frutto della sua immaginazione malata, allora si può insinuare in noi una riflessione inquietante: in una società spersonalizzata e nevrotica chiunque può essere Patrick Bateman. A tale proposito un ottimo contributo lo da Bale, con la sua affascinate maschera di  inquietante vacuità, sulla quale si adattano tutti i sentimenti, ma nessuno che sia reale, e di certo il confronto con Dafoe, l’investigatore ingaggiato per indagare sulla scomparsa di un collega di Bateman, è fra i più gustosi.

Il film sa proporre una visione della violenza come un atto mercificato, svuotato e banalizzato, fino a diventare quasi buffo (non che la Harron abbia il merito di essere sta la prima a farlo, per carità). Indimenticabile la scena in cui Bateman rincorre una ragazza con la motosega, in un’ imitazione parodica di Non aprite quella porta e, non riuscendo a raggiungerla, alla fine la uccide con un tragicomico lancio dell’arma giù per la tromba delle scale.

Ma, a conti fatti, il film non si rivela pienamente riuscito e lascia insoddisfatti sia il pubblico più esigente che i lettori più attenti. Forse guardando alla moda del minimalismo americano e sfruttando l’onda di Fight Club di Fincher, la pellicola si perita di descrive le deformazioni, i vizi e la follia di un’epoca, quella degli anni ottanta, oggi ormai sorpassata, anzi, doppiata, se consideriamo le condizioni sociali e morali della nostra società in ancora più grave crisi culturale e sociale, la quale ora dei Peter Bateman ne fa eroi da talk show. Da questo punto di vista è più lucido e corrosivo una Signora Ammazzatutti di John Waters, piuttosto che il film della Harron, che con le sue scene di violenza fuori campo (unica scelta estetica incoerente  con quella di Ellis, che non si fa remore di descrivere i dettagli più raccapriccianti dei delitti) e glissando sulla misoginia dei personaggi, sembra prendere le distanze dalle vicende narrate e di conseguenza manca di coinvolgere completamente lo spettatore in questa discesa agli inferi datati anni ottanta, e in un’epoca dove solo lo scandalo fa successo, American Psycho rischia di perdere persino con avversari come Palahniuk.

Seguito da American Psycho 2.

 

Curiosità:

  • Durante una conversazione con il detective Kimball, Patrick Bateman si scusa dicendo di avere un appuntamento con “Cliff Huxtable”, ovvero il nome del protagonista de I Robinson interpretato da Bill Cosby.

 

 

  • Alcuni dei personaggi di American Psycho hanno un qualche collegamento con quelli degli altri libri di Ellis, ma non tutti fra questi appaiono. Ad esempio, Patrick Bateman è il fratello di Sean, protagonista de Le regole dell’attrazione il quale ha avuto anch’esso una trasposizione cinematografica.

 

  • Il cantante rock Marilyn Manson ha affermato di registrasi negli alberghi con il falso nome di Patrick Bateman.

 

  • Il cantante del gruppo musicale 30 Second to Mars interpreta Paul Allen, la prima vittima nel film.

 

EDOARDO TREVISANI

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