I FILM DEL SABATO: CHE FINE HA FATTO TOTO’ BABY?

Tutte le autorevoli pubblicazioni cinefile e cinematografiche hanno considerato il film “Che Fine Ha Fatto Totò Baby?” (1964) un prodotto scadente e mediocre. In realtà è uno dei migliori esperimenti cinematografici italiani degli anni Sessanta. Diretto da Ottavio Alessi e, per buona parte, da Paolo Heusch, il film è nato con l’intento, di Heusch, di rifarsi dal flop de “Il Comandante” (1964), una commedia drammatica intimista sempre con Totò come protagonista. 

“Che Fine Ha fatto Totò Baby” è una palese parodia del celebre “Che Fine Ha Fatto Baby Jane?” (1962) di Robert Aldrich, con Bette Davis e Joan Crawford. La trama è simile per alcuni versi, fatta eccezione per alcuni dettagli non trascurabili. La Davis e la Crawford sono due sorelle, di cui una inferma, che hanno un rapporto di odio e servo/padrone. Totò e Pietro De Vico sono due fratelli che, come le donne di Aldrich, si esibiscono negli auditorium in show per bambini, ma hanno come genitori un magnaccia e ladro (sempre Totò) ed una prostituta (Olimpia Cavalli). Totò e Pietro continuano, nel corso della storia italiana, con i furti e gli scippi. Le sorelle di “Baby Jane” hanno una vita normale agli occhi degli altri. Totò, già cattivo, diventa un truce psicopatico dopo aver ingerito della marijuana. La Davis è pazza già dall’inizio del film di Aldrich.

Dopo un lungo intro con Totò Baby da bambino e il fratello Pietro che parodiozzano la prima scena di “Che Fine Ha Fatto Baby Jane?” con scenetta di Totò e Castellani nel finale, dopo aver percorso i decenni storici italiani del ‘900 in cui Totò Baby e Pietro commettono crimini ovunque, il film ci porta in un mix fra diverse parodie: il giallo, il poliziesco, il noir, il thriller e il drammatico. Cinque generi allegramente parodizzati, grazie anche alla capacità d’improvvisare di Totò e alla sua spalla De Vico. I due fratelli, ad un certo punto del film, decidono di commettere piccole e grandi rapine in pieno giorno in centro. Iniziano prima con la Previdenza Sociale. Vediamo un bieco Totò, che sembra uscito da un film di Howard Hawks, pedinare con sfollagente in mano, un’anziana che ha ritirato la pensione. Senza remore la tramortisce e le ruba la busta. Ci prova Pietro, ma viene aggredito perché ha scelto una “vittima” abbastanza robusta e grande. Pietro è in ospedale, Totò Baby gli fa visita e lo picchia per la sua inettitudine. Da qui capiamo ancor meglio la ferocia di Totò Baby e la poca intelligenza di Pietro.

Fra maltrattamenti e stupidità, i due proseguono la loro dubbia attività. Rapinano viaggiatori alla stazione fingendosi facchini. Totò Baby è sempre freddo, impeccabile e capace. Stranamente anche Pietro lo è, la sua valigia rubata è grossa quanto quella del truce fratello. Tornati nel covo, però, scopriranno che nella valigia di Pietro c’è un cadavere. Per sbarazzarsene finiscono, dopo sketch imperdibili fra i due, in una villa di un certo Mischa Hauber (Mischa Hauer) un anziano russo che coltiva marijuana e che dà festini a base di fumate pazzesche. Mischa e i due fratelli raggiungono un accordo: il silenzio da parte del russo circa il cadavere in cambio dell’uccisione di sua moglie. Totò Baby riesce a ucciderla, ma la donna, ormai cadavere, gettandola dalla finestra finisce su una gamba di Pietro, rompendogliela. Totò Baby, così, ricatta Mischa in cambio di un sistemazione e, un giorno, scambiando la marijuana coltivata in giardino per insalata, ne mangerà un bel po’ fino a diventare un efferato assassino.

“Che Fine Ha Fatto Totò Baby” è uno dei primi horror-comici italiani. Dopo “Totò Diabolicus” (1962) di Steno, probabilmente si è voluto rifare lo stesso colpaccio, unendo il nero mortifero con i film di Totò. A nostro avviso, in barba a noiosi parrucconi della critica, è stato un ri-colpo davvero riuscito. Il film sembra fondere insieme anche un pessimo cortometraggio americano gesuita anni Trenta dal titolo “Reefer Madness”, in cui, in maniera bigotta, assistiamo agli effetti dell’erba su alcuni partecipanti ad una festa. Fumando e fumando diventeranno anche loro sadici killer ghignanti come Totò in questo film. Nella pellicola di oggi, però, la politica e il moralismo non c’entrano.

Lo humour nerissimo è davvero troppo per fare polemiche conservatrici. Memorabili alcuni momenti horror. La scena in cui Totò, già impazzito, spezza a martellate le gambe del fratello ha un forte impatto; per non parlare degli altri omicidi, due fra tutti, i modi in cui le escort di Micha (le attrici tedesche Hivi Holzer e Alicia Brandet) soccombono alla furia omicida del Principe Della Risata. Non capita in tutte le commedie popolari di vedere Totò strangolare in maniera violenta e sciogliere nell’acido due belle fanciulle. 

Finale che, come l’inizio, parodizza “Che Fine Ha Fatto Baby Jane?”. Consigliato ai fan del macabro e a quelli di Totò.

FRANCESCO PASANISI

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