I FILM DEL SABATO: DISTRETTO 13

Una gang che celebra strani rituali con il sangue va in giro a sparare la gente per ottenere terrore e supremazia nel proprio quartiere. In contemporanea vengono trasportati tre condannati a morte verso l’ultimo miglio. Una serie di sparatorie, cruente uccisioni e blitz fanno in modo che poliziotti, superstiti del quartiere (tra cui un uomo di mezza età che ha visto uccidere sua figlia con un unico e cruento sparo al petto e con una freddezza spiazzante) e gli stessi condannati dovranno lottare duro, all’interno del distretto numero 13, per fermare l’orda assassina della gang, asse3tata del loro sangue per via della morte di un loro compagno. L’edificio dovrà essere loro baluardo difensivo e i malcapitati pronti ed armati fino ai denti. La lotta sarà dura. 

Voi direte “è un western”. No, anzi, diciamo di sì. “Distretto 13” (1976) di John Carpenter è un western travestito da action-thriller metropolitano. Il vecchio Johnny, noto regista thriller-fanta-horror, in realtà è stato conquistato in primis dal western. Molti suoi film, con i dovuti cambiamenti, sono dei western a tutti gli effetti. “Distretto 13” è il più “schietto”. Facciamo una prova, si va per dettagli: camionetta penitenziaria, pistolone con silenziatori, automobili in strada. Provate a rileggere lo stesso riassunto di sopra, però mettendoci una diligenza, colt e cavalli. Cosa esce fuori? Una versione “per adulti” e moderna di “Un Dollaro D’Onore” (1959) di Howard Hawks, film preferito di Carpenter.

Il film è cupo, dinamico e privo di qualsiasi fuoriuscita dalle tematiche azione/sparare/angoscia/terrore.

Le musiche, dello stesso Carpenter, temi elettronici post minimali, cadenzano in maniera eccellente le scene del film, specie quelle in cui qualcuno ci lascia per il regno dei più. Le riprese sembrano portare lo spettatore in soggettiva.

Questo è molto evidente nella sequenza iniziale ed in quella finale. La folla inferocita delle gang contro i “buoni” sembra davvero voler colpire te che lo guardi in salotto. Il 3D ovviamente non era quello di oggi, solo nel ’54 ci fu un isolato esperimento nel film “Delitto Perfetto” di Alfred Hitchcock, ciononostante a giudicare dalle immagini per un attimo ci si preoccupa dove vadano a finire quelle raffiche d’arma da fuoco e queglin oggetti da taglio o contundenti.

La gang di giovani sanguinari è davvero inquietante. Freddi, di poche parole e abilissimi con le armi. Si tratta di una vera e propria setta, abbigliati come degli squadroni della morte latinoamericani. Il film sembra nascere da alcune atmosfere da saloon nate con la Contestazione post Vietnam e forse è così. Una città semi deserta ed in mano alle violente gang. Il caos. Un clima in cui si respira malcontento e angoscia. Sì, c’è tutto questo, ma Carpenter non si lascia andare a facili melodrammoni post-bellici e ci regala un solido prodotto d’horror-azione da vedere e rivedere.

FRANCESCO PASANISI.

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