I NON-FILM DELLA DOMENICA: MALENA

Se sogni di inseguire una gnocca spaventosa e poi la raggiungi e fate sesso sono gli ormoni, se sogni un ormone gigante e spaventoso che ti insegue per fare sesso sono i peperoni.

Cit. Anonimo.

Questa è già la seconda volta, un record raggiunto unicamente da Muccino e da Meluccio Chitarra, in cui la Bellucci appare in un non-film. Oggi, cari onanisti del sedici noni, vi portiamo nel mondo di “Malena” (2000) di Giuseppe Tornatore. Molto spesso il nostro Peppuccio è incline al campanilismo, ma di quello intelligente (“Nuovo Cinema Paradiso”) e non come questa trashata col vestito elegante.

Basta vedere il manifesto per fare come Sulfaro...

Il film parla di una certa Maddalena Scordìa (Monica Bellucci), rimasta forse vedova per via della Seconda Guerra Mondiale, periodo storico in cui il film si svolge. Il suo problema è, però, che vive in un paese in cui i maschi sembrano Loris Batacchi e le loro donne sembranno Nino Frassica, di conseguenza, saputa la morte del marito, girano voci su un suo presunto giro privato di prostituzione, aizzando, pertanto ancor di più i Loris Batacchi e rendendo invidiose le Nino Frassica. Il padre di Malena, un professore audioleso, la caccia di casa per non avere disonore.

In tutto questo, un certo Renato Amoroso (Giuseppe Sulfaro), tredicenne affetto da satiriasi, si innamora e poi spia Malena dalla finestra di casa. Ma fa di più (ah, la creatività giovanile!): le ruba una guepière (prontamente incendiata dalla madre), la immagina in situazioni hard-trash che manco ne “I Griffin” e, come ciliegina, si fa circa 700 seghe per tutto il film, definendo l’opera “Festival della Sega 2000”.

Blubluaaah...beh, è il baciamano, e si sa, prima si prendono il dito...

Intanto Malena non ha più un soldo e, i sogni son desideri, diventa realmente una prostituta facendosi pagare da quelle brave persone di nazisti e fascisti. Io li capisco, fra un’ammazzatina e l’altra, perché non godere un po’ dei piaceri della carne? Nel finale (spoiler!) le donne del paese, la Nino Frassica League, pesterà Malena così potentemente che al confronto il G8 2001 sembra un ambulatorio di medicina omeopatica. Poi Renato finalmente scopa, ma in un bordello. L’unica cosa è che l’LSD scaturita dal suo testosterone gli fa vedere una comune prostituta del casino come Malena, quindi gode il doppio. Questo non-film, care anime cinefile, è un caso simile a “L’Esorcista” (1972) di William Friedkin; vale a dire onore al merito per regia, realismo e, in questo caso, per la critica alla grettezza paesana, ma non basta a salvare dai non-film un’opera che scivola nel sessismo facile e nella commedia di grana grossa senza volerlo.

Quando l'immaginario individuale coincide con quello collettivo.

In fondo è giusto.

FRANCESCO PASANISI.

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