Scelte….

La mia campagna elettorale per i quartieri si basa proprio sul fatto di NON riuscire a girarli tutti, a causa dell’indolenza amministrativa nei confronti dei disabili. Il mio “pantofolismo” parziale è di protesta, finché qualcuno non metta le mani giuste nei quartieri. Per i disabili e i normodotati.

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Easypedia: Bimbominkia (Il)

Siamo a conoscenza che questa voce esiste già su Nonciclopedia. Non importa, noi affronteremo più o meno diversamente l’argomento.

Il/La Bimbominkia è una categoria sociale atta ad intraprendere del terrorismo mediatico tramite, contrariamente al VERO terrorismo mediatico, fucilate di ipersensibilità indie e buonismo. Il Bimbominkia propriamente detto è una calamità naturale su tutto ciò che di intelligente esista nel panorama mediatico e anche (attenzione!) della stessa Vita in senso più ampio e generalizzato.

Vi diamo qui le giuste istruzioni per riconoscerli e, in caso di avvicinamento, correre ai ripari:

  1. Il Bimbominkia è solitamente funereo anche in una situazione orgiastica o di semplice divertimento e socialità.
  2. Il Bimbominkia, in caso volesse dismettere il volto luttuoso, cercherà di interagire con i normali impartendo lezioni di psicologia da Bignami assolutamente non richieste e nate dal voluto origliare di cazzi privati altrui.
  3. Il Bimbominkia non capisce le battute, quindi non fatele. E’ capace che al primo accenno di “Politically UNcorrect” il tizio o la tizia scoppi in un pianto anormale o vi taccia di intolleranza/omofobia/razzismo/misoginia ecc… Vai loro a spiegare che l’umorismo sensibilizza più del piagnisteo.
  4. Una loro sottospecie (i Bimbominkia Truzzi) scrivono tipo “TaU, CoMe VàA’à?”. Questo perché a furia di bastonate prese dai normali, il loro encefalo, già problematico, risulta confuso e una delle due orbite rimane compromessa dai traumi, ecco spiegato il perché del maiuscolo/minuscolo.
  5. Il Bimbominkia si veste come un androgino anni ’80 o come la versione Marco Masini di alice Cooper. Tutto ciò naturalmente esacerba la loro già funesta apparizione. Ma loro ne sono contenti, perché va bene così.
  6. Alcuni Bimbiminkia sono stati testati per produrre nuovi repellenti per la Monsanto e per l’Autan.
  7. Il Bimbominkia scrive in rete (e sui diari, e in casa, e in faccia, e ovunque) frasi deprecabili quanto la malasanità in Italia. Troverete formule che sembrano la versione dark degli aforismi trovati nei Baci Perugina. Il bello è che codeste formule da “medicone”, fanno più ridere delle battute sarcastiche che loro stessi temono. Solo che loro non lo sanno.
  8. Il Bimbominkia non si sente accettato dalla società. E’ ovvio, se è asociale e impropriamente marzulliano come fa ad adattarsi?
  9. Alcuni Bimbiminkia peggiorano il loro essere degenerando in Emo, ossia gente che, anche volendo, non puoi neanche sgommare di mazzate perché ci provano gusto a soffrire.
  10. Esiste il Nazi-Bimbiminkia. E’ dedito al suicidio di massa in quanto, da Nazi, dice cose scorrette ma peggiori delle battute “Politically UNcorrect” (VERA omofobia, VERO razzismo, VERO antisemitismo); ma poi, da Bimbominkia, gli dispiace e si spara.
  11. Il Bimbominkia crede che “Melissa P.”, “L’Ultimo Bacio”, la serie dei film tratti da e diretti da Moccia, gli altri film mucciniani, “Il Cigno Nero”, “Scarlet Diva” e altri orrori siano diretti e scritti da Heinrhich Von Stroeihm.
  12. Il Bimbominkia ascolta musica paranoide, incomprensibile e suonata alla meglio. I nominativi di codesti autori necessitano, ora, un sottoelenco:
  • Dente.
  • Luci della Centrale Elettrica.
  • La Fame di Camilla.
  • Non Voglio Che Clara.
  • Diaframma.
  • Marta Sui Tubi.
  • Panino.
  • Cassata.
  • I Corvi Vestiti di Bruno Banchettando Coloro Che Vorrebbero Assoggettarci Dopo un Corridoio Visto Da Un Bimbo In Fase Postoperatoria.
  • Steven Seagal Sui Tubi.
  • Io Sui Tubi.
  • Tubi Sui Tubi.
  • La Centrale Elettrica sui Tubi Di Camilla Postoperatoria.
  • Camilla Contro Gli argonauti Impropri.
  • Camilla Delle Luci Con Un Dente.
  • Dente Cariato.
  • Mucoviscidosi Cronica In Prognosi Riservata Con Un Pacchetto Di Togo, Due Larve e Tre Fette Di pane In Sosta Vietata.
  • Non Voglio Che Clara Vada Sui Tubi Della Centrale Elettrica.

Ultimamente qualcuno di questa specie (magari in associazione con i Bigotti, tipologia di parassiti dediti alla rovina dell’arguzia umana e della creatività) ha preso di mira il nostro canale YouTube, facendolo bloccare per due settimane, vedete voi se queste sono condizioni per lavorare…mah.

FRANCESCO PASANISI.

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: BLOOD FEAST

BLOOD FEAST

Giudizio: **

(Id., USA , 1963, col., 67′)

Di Herschell Gordon Lewis. Con William Kerwin, Mal Arbold, Connie Mason.

DVD

Questo filmetto che sfiora il lungometraggio, in verità, risulta abbastanza ingenuo e bruttino. E’ pieno di erropri e trovate scontate, sia da un pusto di vista tecnico/registico che della sceneggiatura. “Blood Feast”, comunque, non è da escludere in un abbecedario sull’horror in quanto va ricordato come il primo splatter movie della storia. Gli effetti speciali, caserecci ma truci, apriranno le porte al gore a agli schizzi di sangue con visceri esposti e arti mozzati nei film. Lecose che piacciono a noi, in buona sostanza. Prima di questo stracult abbiamo assistito a timidi tentativi di violenza splatter da parte della Hammr Films, in film come “Piano Piano Dolce Carlotta” (1964) di Robert Aldrich e persino ne “L’Armata Brancaleone” (1963) di Mario Monicelli. Un cruento quasi “vedo-non-vedo” però, non come l’opera di Lewis.

La trama e pressocchè trascurabile, parla di un egiziano che sacrifica alla statua di Ishtar, dea dell’Antichità, pezzi di carne umana provenienti da ogni apparato, trasformati in eccentrici ed esotici intingoli da buffet festivi.

FRANCESCO PASANISI.

I NON-FILM DELLA DOMENICA: FEMMINA

Scusate il posticipo, ma sto un po’ impicciato con le amministrative. Il non-film settimanale è un succulento sotto prodotto della cinematografia italiana chiamato “Femmina” (1997) di Giuseppe Ferlito. Questo “capolavoro” alle soglie del XXI secolo parla di Silvia (Monica Guerritore) donna super bbona coniugata con un marito che ha la sensualità di un guscio tv della Meliconi e madre di una bambina di sei anni. Lei non sa che lavoro fa il marito, che poi si scopre essere la versione soap opera della spectre, servizi segreti. Un mattino (come accade abitualmente nella vita di tutti i giorni), Silvia va in un bar e un tizio con la faccia da pesce lesso le versa del caffè sulla camicetta, facendola attizzare sessualmente la sera stessa e, quindi, invaghendosi di lui.

La locandina, piena di ardite metafore.

Da qui in poi scopriamo che in “Melissa P” nessuno ha inventanto nulla. Silvia diventerà una ninfomane “monogama” potenziata, una specie di fumetto di Stan Lee però in versione Tinto Brass. Magistrali le scene di sesso, in cui lui è espressivo e credibile dapprima come un Action Man e poi fin troppo calato nella parte, trasformandolo in una specie di belva pettinata anni ’90. La Guerritore, invece, per 45 minuti di film sembra una diciannovenne strafatta in un rave di campagna, visto che a parte movimenti a tipo AB Rocket e “comizi d’amore” che fanno: “Aaah…sììì” e così via, noi non vediamo e né sentiamo altro.

Verso la fine, per nascondere la tresca e levare di mezzo quella borsa d’acqua calda raffreddata di marito, i due amanti (montanti, meglio dire) progettano un omicidio a favor della loro passione. Ma questo non è “Assassini Nati” e Ferlito non è Stone. Siccome il pecoreccio, anche nelle situazioni più noir, nel cinema nostrano è spesso inserito con generosità, assistiamo ad uno strafalcione della sceneggiatura in cui l’omicidio va aputtane (come i protagonisti) perché Silvia e lui hanno impellenti pruriti. Come cosa morbosa ci può anche stare, ma il girato risulta involontariamente comico. Arrapante, ma comico.

Una scena che sta in tutto il film.

Memorabile, e chiudo, la scena pseudo eros-artistoide in cui la Guerritore danza seminuda all’alba in giro per la città con il brano “Perhaps” in sottofondo. Non si sa cosa volesse intendere Ferlito, ma sembra più una sfilata di moda scialba in un cinepanettone che un tocco d’eros raffinato. Film imperdibile, in cui vedrete la Guerritore fare sesso anche col cappotto alla Derrick e ad un’altra scena strapparsi la camicia come Hulk.

Manca il logo della Mattel o del Cioè.

“Sono Stan Lee…io credo che là fuori ci siano realmente dei supereroi…”

FRANCESCO PASANISI

Scena da spiegare all'attore. "Allora, tu mo te avvicini e poi..."
"Me la scopo?" "Bravo! Aoh, com'hai fatto a indovinà, li mortacci tua?"