I NON-FILM DELLA DOMENICA: FEMMINA

Scusate il posticipo, ma sto un po’ impicciato con le amministrative. Il non-film settimanale è un succulento sotto prodotto della cinematografia italiana chiamato “Femmina” (1997) di Giuseppe Ferlito. Questo “capolavoro” alle soglie del XXI secolo parla di Silvia (Monica Guerritore) donna super bbona coniugata con un marito che ha la sensualità di un guscio tv della Meliconi e madre di una bambina di sei anni. Lei non sa che lavoro fa il marito, che poi si scopre essere la versione soap opera della spectre, servizi segreti. Un mattino (come accade abitualmente nella vita di tutti i giorni), Silvia va in un bar e un tizio con la faccia da pesce lesso le versa del caffè sulla camicetta, facendola attizzare sessualmente la sera stessa e, quindi, invaghendosi di lui.

La locandina, piena di ardite metafore.

Da qui in poi scopriamo che in “Melissa P” nessuno ha inventanto nulla. Silvia diventerà una ninfomane “monogama” potenziata, una specie di fumetto di Stan Lee però in versione Tinto Brass. Magistrali le scene di sesso, in cui lui è espressivo e credibile dapprima come un Action Man e poi fin troppo calato nella parte, trasformandolo in una specie di belva pettinata anni ’90. La Guerritore, invece, per 45 minuti di film sembra una diciannovenne strafatta in un rave di campagna, visto che a parte movimenti a tipo AB Rocket e “comizi d’amore” che fanno: “Aaah…sììì” e così via, noi non vediamo e né sentiamo altro.

Verso la fine, per nascondere la tresca e levare di mezzo quella borsa d’acqua calda raffreddata di marito, i due amanti (montanti, meglio dire) progettano un omicidio a favor della loro passione. Ma questo non è “Assassini Nati” e Ferlito non è Stone. Siccome il pecoreccio, anche nelle situazioni più noir, nel cinema nostrano è spesso inserito con generosità, assistiamo ad uno strafalcione della sceneggiatura in cui l’omicidio va aputtane (come i protagonisti) perché Silvia e lui hanno impellenti pruriti. Come cosa morbosa ci può anche stare, ma il girato risulta involontariamente comico. Arrapante, ma comico.

Una scena che sta in tutto il film.

Memorabile, e chiudo, la scena pseudo eros-artistoide in cui la Guerritore danza seminuda all’alba in giro per la città con il brano “Perhaps” in sottofondo. Non si sa cosa volesse intendere Ferlito, ma sembra più una sfilata di moda scialba in un cinepanettone che un tocco d’eros raffinato. Film imperdibile, in cui vedrete la Guerritore fare sesso anche col cappotto alla Derrick e ad un’altra scena strapparsi la camicia come Hulk.

Manca il logo della Mattel o del Cioè.

“Sono Stan Lee…io credo che là fuori ci siano realmente dei supereroi…”

FRANCESCO PASANISI

Scena da spiegare all'attore. "Allora, tu mo te avvicini e poi..."
"Me la scopo?" "Bravo! Aoh, com'hai fatto a indovinà, li mortacci tua?"

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