Il Torture Porn, cosa significa per noi italiani?

Il termine torture porn rimanda ad un sottogenere del cosiddetto “New Horror” ed indica quel tipo di pellicole “di paura” in cui non ci sono né elementi di fantascienza (lontani perciò da morti viventi, alieni e affini) e nemmeno una sottotrama ispirata al Giallo (come “Scream”, 1996 di Wes Craven oppure “Murderock”, 1987 di Lucio Fulci o ancora “Psycho”, 1960 di Alfred Hitchcock).

Cosa accade nei T.P.? A livello di sceneggiatura nulla di così faticoso per chi la scrive, sono sufficienti un luogo chiuso qualsiasi, alcuni malcapitati (meglio se giovani e ragazze) e uno o più aguzzini, rigorosamente in carne ed ossa, che, a differenza dell’horror classico in cui l’uccisione è quasi una “toccata e fuga”, qui le vittime muiono (non sempre) molto più lentamente e vengono sottoposte a torture ultraviolente e talvolta pseudo erotiche. Un esempio è “Martirs” (2008) di Pascal Laugier, in cui ad un certo punto una ragazza viene legata ad una sedia e poi torturata e scuoiata viva.

Per chi andasse in solluchero per una paventata genialità da parte di questi autori, rimarrà profondamente deluso. In effetti, il torture-porn, pur essendo una branca piuttosto mediocre del cinema del’orrore, prende spunto  sia da capolavori del passato che da tragici fatti di cronaca. I modelli sono italiani, sono nostri. Escludendo, ovviamente, due timidi tentativi di T.P., quali “L’Ultima Casa a Sinistra” (1972) di Wes Craven e “Non aprite Quella Porta” (1974) di Tobe Hooper.

Il primo T.P., pur avendo al suo interno speculazioni filosofiche e politico/storico/letterarie, è del 1976 e si chiama “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Il film, catalogato come drammatico quando in verità è un torture-porn horror “con le scuole alte”, parla di alcuni uomini e donne dello Stato repubblichino RSI fascista che rapiscono alcuni adolescenti (maschi e femmine) appartenenti a famiglie di partigiani. La loro destinazione è un’immensa villa dalle parti di Marzabotto in cui accadono perversioni e torture di ogni tipo (le più feroci sono le violenze psicologiche, la pedofilia, la coprofagia ed una sequenza in cui ad una ragazza viene fatta mangiare una porzione di polenta con dentro dei chiodi). Pierpaolo Pasolini, autore e regista, ci lascia un estremo testamento del contropotere oltre che un pionieristico approdare ad una branca dell’horror così radicale.

Il film è postumo, Pasolini verrà trovato morto sulla spiaggia di Ostia il 2 novembre 1975. Da qui in poi potremmo anche ipotizzare che pellicole come “Martyrs” abbiano la quasi inconsapevole paternità nel biennio romano ’75-,’76. “Salò” è del 1976, Pasolini è morto un anno prima. Qualcuno che non gradiva la presenza al mondo di questo intellettuale controverso lo sistemò. Lo sistemò in una modalità non dissimile dai “cattivi” di Salò. Il corpo di Pasolini era a malapena riconoscibile. Gli sono stati riscontrati, oltre a delle brutali percosse che gli procurarono ecchimosi, emorragie interne e fratture, persino graffi, morsi nonché l’esplosione del cuore causata dal fatto che l’assassino (o gli assassini) sia passato sul corpo con un’automobile schiacciandogli il torace.

La stessa ferocia appartiene ad un efferato fatto di cronaca della Capitale. Il 29 settembre 1975 Donatella Colasanti e Rosaria Lopez incappano in appuntamento con una piccola comitiva di ragazzi loro coetanei. Le due ragazze, la Colasanti 17enne e la Lopez 19enne, appartenevano ai quartieri popolari di Roma. I ragazzi, Angelo Izzo, Gianni guido e Andrea Ghira, erano tre adolescenti di estrema destra appartenenti alla Roma “bene”.

Inizialmente il trio, eccitato probabilmente da droghe ed alcool, proponeva alle due ragazze di avere rapporti sessuali, in maniera insistente. Allo scoccare del loro rifiuto, si scatenava l’inferno. Donatella e Rosaria dapprima venivano minacciate con una pistola, poi seguiva una serie di violenze che erano il sanguinoso emblema del disprezzo verso l’innocenza e la vita umana. Percosse a mani nude e con oggetti contundenti, somministrazioni di strane sostanze per via ipodermica e violenze assortite finché Rosaria Lopez non veniva poi uccisa. Donatella, invece, quando i tre aguzzini caricano le due ragazze, percosse e grondanti sangue, nel bagagliaio, fingeva d’essere morta. Poco dopo, i tre vanno a mangiare una pizza e la Colasanti iniziava ad attirare l’attenzione del vicinato con i propri lamenti. Un uomo, che non riusciva a dormire, chiama la polizia. Una pattuglia si avvicinava all’automobile in cui giacevano le due ragazze. Rosaria era morta, Donatella, dopo esser stata soccorsa e curata, dichiara una dinamica di cronaca nera forse mai sentita dopo il regime nazifascista. Un cinismo ed una brutalità che scossero l’intero Stivale.

La violenza è stata anche “politica” se vogliamo, come nel film “Salò”. Due ragazze dei quartieri poveri soggiogate e massacrate da tre ragazzi neofascisti dei quartiere ricchi e borghesi. Un abuso di potere da un punto di vista “di classe”.

Perché oggi è stato scritto questo articolo? Per ricordare, ogni qual volta si va a vedere un torture porn, che in questo Paese, situazioni simili le abbi8amo avute realmente, pensiamo anche a ciò che accadde a Bolzaneto, Genova, nel 2001, in cui diversi ragazzi del Social Forum sono stati massacrati di botte e torturati.

L’articolo vuole dimostrare che questo sottogenere dell’horror non è divertente, specie in un Paese come il nostro che ha visto cose come quelle appena trattate. La Easy Phoney ha sempre auspicato un uso dell’humour nero e della “filosofia cazzona”, tuttavia il torture porn rimane, secondo noi, un genere pieno di superficialità e privo di senso.

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I NON-FILM DELLA DOMENICA: TRE METRI SOPRA IL CIELO

Lo aspettavate da tempo immemore eh? Immaginavamo. Ed ecco che, dopo patimenti e non-film di profilo medio, ecco a voi il non-film signore e padrone dell’anti-cinema: “Tre Metri Sopra Il Cielo” (2004) di Luca Lucini. Lo “sfilm” è tratto da un libro (?) di Federico Moccia, stakanovista della carta stampata. Vedete, in Italia siamo veramente sfigati. Gli americani per fare i film attingono da un altro scrittore prolifico, Stephen King; noi invece abbiamo questo. L’unica cosa simpatica dell’autore (recentemente eletto sindaco in un paesino del centro Italia che, probabilmente, è una gigantesca ludoteca) è la voce: è identica a quella del doppiatore di Jerry Lewis.

Noi preferiamo Six Feet Under. Non è un telefilm, è un augurio a chi ammira ‘sti filmacci.

“Tre Metri Sopra Il Cielo” parla di Babi (che poi che cazzo di nome è?), studentessa modello e bonazza, che, durante una festa alla Calissano, si innamora di Step (mo diteci com’è che uno si possa chiamare Piolo?), bello e maledetto James Dean delle rape ‘nfucate (Riccardo Scamarcio) trovatosi lì con altri amici belli, dannati, tossici e odianti “‘a società bborghese, li ggenitori, ‘a conformità e bla bla bla” per rovinare la festa, già penosa di suo.

In realtà i due dissociati psichici si erano già conosciuti durante le corse clandestine fatte di notte in città, una specie di “Gioventù Bruciata”, ma in versione bimbominkia. Eh sì, perché Piolo (Step) è un gran guascone e fascinoso fuorilegge. Rovina le feste, si ammazza di canne, sbevazza come un visigoto, frequenta biliardi malfamati e fa pure le corse clandestine. Gli manca solo di aver invaso il Kuwait. Un vero stupra-minchia, altro che eroe romantico.

Tentativo di stupro. Essì avevamo omesso pure questo, fra i crimini di Step XD.

Fatto sta, tuttavia, che Babi si innamora di questo fesso. E da qui inizia l’apologia all’ignoranza più demente della storia Repubblicana. Profetizzando gli atti vandalici della Riforma Gelmini, in questo non-film vediamo che la studentessa modello (restìa ad usare il Vagisil, non so se siamo chiari…), rinunzia alla propria sana istruzione scolastica per vedere più spesso questo John Travolta dei residuati bellici. I due si frequentano, lei ha un profitto scolastico pari a quello del Trota e poi, in un non ben specificato “castello dei sogni” (ah, l’LSD!) lei e lui scopano. Il titolo prende il nome dalla nerchia di Piolo (Step), in quanto la fa sentire “..tre metri sopra il cielo”. Peccato che, secondo Aldopiscia Spazzaglande, noto attrezzista del film, in realtà Babi è stata montata da un pistone per i muletti da facchino, quindi ha avvertito gradevolmente la consistenza e riguardo ai tre metri è stata l’azione meccanica di sollevamento dell’aggeggio.

Ad un certo punto il regista Lucini e l’autore Moccia si accorgono che bisogna inserire un velato contenuto marxista-leninista, giusto per accontentare pure qualche liceale che ogni tanto si informa ed ha certe sensibilità sociali. Infatti i due innamorati, lei ricca e lui povero in canna, a causa del divario di classe, litigheranno spesso. La goccia che farà traboccare il vaso sarà determinata dalla morte di Pollo, amico di Piolo (Step). Mettendo da parte la considerazione che Moccia mentre scriveva i nomi dei personaggi abbia avuto un’aneurisma cerebrale, ‘sto gallinaceo, qua, muore d’incidente in una corsa clandestina. Step non c’entra con l’accaduto, ma Babi lo manda a cagare, lui e l’illegalità cacata a forza.

Per ingigantire la figheria di Scamarcio, gli hanno messo come “spalla” il figlio di Cita.

Sei mesi dopo vediamo che Pallina (aridànghete coi disturbi neurali Federì) sente la mancanza di Pollo e Step la sente di Babi. Un finale, potremmo dire, ricco d’inventiva. E sapete qual è il guaio? Che questa macchina creativa mocciana lavora in pieno ritmo!

Il film vinse un premio talmente ridicolo che l’ipotetica tassa sui cani, al confronto, sembra la postfazione de “Il Capitale”. Premio Saint-Vincent per il Cinema Italiano – Grolle d’Oro 2006 per il film italiano più venduto in home video, così si chiama il riconoscimento, anche se prima di tutto “Tre Metri Sopra Il Cielo” dovrebbe essere riconosciuto come audiovisivo. Riccardo  Scamarcio, il protagonista, ha ricevuto diversi Globi d’Oro (sul cranio, lanciati dalla platea) come miglior attore esordiente. Ed è da qui che nessuno gli crede quando fa film seri.

Federico Moccia – Homer Simpson. Scoprire le differenze.

Nota a margine, il regista, Luca Lucini appunto, fa pendant con l’opera. Se ha diretto videoclip per la Pausini, chi meglio di lui poteva  portare all’estensione da clip a lungometraggio la mistica fascista dei bimbiminkia?

FRANCESCO PASANISI.

I FILM DEL SABATO: KINSEY

Ha sicuramente precorso, senza volerlo, la filosofia beatnik del Libero Amore, tuttavia gli studi dell’entomologo, biologo e sessuologo Alfred Kinsey possono essere contestati unicamente per il fatto di aver considerato il sesso una pratica meccanica senza implicazioni emotive, il che è errato. Questo è,  però, un errore trascurabile dato che i suoi due saggi scientifici sul sesso “Il comportamento sessuale dell’uomo” (1948) e “Il comportamento sessuale della donna” (1953),  oltre che a “sdoganare” abitudini sessuali ritenute all’epoca dei crimini (sodomia, omosessualità ecc..), hanno messo a nudo quella violenza sessuofobica e quella perversione diffusa negli States che erano coperte da una sorta di “crosta” fatta di perbenismo ed ipocrisia.

Il tema, per l’epoca, era deprecabile. Il povero prof. Kinsey, figlio di un padre bigotto che si scoprirà poi malato compulsivo di autoerotismo, è riuscito, nonostante tutto, a compiere la sua missione. Ha esordito con lezioni universitarie sul sesso davvero fuori dal comune, con temi, proiezioni e domande all’epoca impensabili. Poi si è gettato a capofitto in un progetto di ricerca sociale basato sulle abitudini  erotiche degli americani. Tramite i suoi sondaggi, i questionari e persino gli studi audiovisivi sui  rapporti sessuali umani e non, oggi possiamo sfogliare un’accurata antropologia genitale dell’essere umano. Kinsey, in tutto ciò, ha seguito lo stile di vita del Bonobo, il quale si accoppia come atto meccanico e di piacere. Se ne può discutere, ma l’importanza del suo testamento spirituale e scientifico è grande. Peccato che il Nostro si sia spinto troppo in là, almeno secondo la morale anni Cinquanta, infatti gli sono stati tagliati i fondi sino a spingerlo a incontrare, follemente, nuovi piaceri sessuali da studiare (finisce anche col pungersi a sangue il prepuzio per vedere cosa si prova).

Nel mondo del grande schermo, il regista Bill Condon, scrive e dirige “Kinsey” (2004), il film-biografia che illustra la vita e l’opera di questa “mosca bianca” del mondo accademico statunitense. Kinsey è interpretato magistralmente da Liam Neeson, il quale rende in maniera molto realistica la personalità tormentata, libertina e geniale dello scienziato. Il film è ricco di scene sessualmente forti, ma tutto in nome della biopic e della scienza.

Gradevole l’alternanza di montaggio fra il bianconero e il colore nonché il dinamico collage di volti durante una sequenza in cui alcuni intervistati rispondono alle domande usate, poi, per stilare il Rapporto Kinsey (ossia il progetto dei due libri). “Kinsey” si aggira fra la commedia, l’erotico e il dramma in stile Paul Thomas Anderson (regista di “Boogie Nights” e “Magnolia”).

Assolutamente da vedere, se non altro per passare due ore di assoluta convivenza pacifica fra la scienza ed un film realizzato in modo toccante e in certi casi divertente al tempo stesso. Bravo Condon..peccato che poi hai diretto “The Twilight Saga”.

Prodotto da Francis Ford Coppola.

FRANCESCO PASANISI.

Easypedia: Paso Adelante

“Paso Adelante” è un telefilm che fa sentire tutti noi orgogliosi di ciò che siamo realmente. La serie nasce in un botellon universitario in cui c’era una joint venture fra un’università italiana e una spagnola. Quella sera, due eminenti personalità dei due mondi accademici di cui sopra, appartenenti al mondo associativo di centrodestra, tali Ludovico Strappaurina III e l’iberico Perro Botellon IV, ubriachi come due irlandesi, diedero vita a questo non-telefilm, tanto amato da associazioni di categoria dal profilo piuttosto autorevole quali Massaie Ninfomani (MN), Bimbeminkia Tossiche (BT) e affini.

Di che parla la serie? Innanzitutto è troppo lunga e tortuosa mo per descrivere tutti i casini che ci accadono dentro, è sufficiente spiegare un po’ in linea generale per poi, a volo d’uccello (come suggerisce la MN) disquisire del plot. Allora, “Paso Adelante” parla di una scuola di spettacolo in cui, oltre all’impegno profuso dai giovani minch…ehm, iscritti, noi vediamo anche i loro problemi, le passioni, gli amori, i sogni, i desideri, i tradimenti, il frigo, il lavello, la cucina a gas, la lavastoviglie, il forno, un decoder comprato al discount sotto casa e una batteria di pentole vinta in omaggio con la gita per la terza età a Viggiano. La serie è piaciuta perché orinale…pardòn…originale, soprattutto; infatti Alan Parker, nel 1980, col suo “Fame” realizzò una serie su un camioncino che vendeva porchetta.

Che cazzo succede in quella scuola? In parole povere, si scopa, ci si cornifica, ci si fa i rattusi l’un l’altro, ci si iscrive pur sapendo che è costosissima ma chi se ne frega tanto è il genitore che deve andare a rapinare banche o simulare incidenti per pagare la retta e si indossano camicie col bavero alzato tipo Darth Fenner perché fa arrapare le bimbeminkia. Si fa tutto questo, ma non si impara un ciufolo.

Personaggi. Abbiamo un certo Pedro, che somiglia ad un modellino Big Jim anni Novanta. E’ virtuoso e piace alle ragazze, solo che ha, come dicono alla Crusca, la sfiga al culo. E’ l’unico allievo che riesce a fare 34 lavori in 24 ore di giornata, riesce anche a dormire, mangiare, lavarsi no (puzza come un caciocavallo, infatti), farsi le colleghe dei corsi  e a fare lezione. Incredibile cosa si riesce a fare quando una serie deve andare avanti per anni perché c’è un ampio budget da spendacchiare.

Altro nome di grido (più di urlo di terrore) della serie è un certo Rober…Robberttt..Robberto…come cazzo si scrive? Vabè, Arenales di cognome. Il tizio è la nemesi sociale di Pedro. Entrambi riescono a fare le cose di un anno in 24 ore, però questo qui è modesto come uno Zar russo, voterà sicuramente PP ed è ricco da fare schifo, quindi, a differenza di Pedro, invece di 34 lavori, Robberrr fa almeno 34 scoregge cremose al minuto, cosa che gli richiede puntualmente un impegno fisico e mentale non indifferente.

Un terzo e non meno importante allievo è tale Hero…Ero…Jero…boh. Questo qui, che a guardarlo sembra la versione truzza di Vegeta ma con gli occhiali, è utile quanto le prove Invalsi. Per tutta la serie non fa altro che comportarsi da nerd davanti al pc, rubare o scaricare canzoni degli altri spacciandole per proprie nonché infettare le colleghe con malattie veneree innominabili.

Oh, questi gli allievi maschi più importanti, mo passiamo alle femmine. Essendo un telefilm probabilmente basato sui diari inventati di Mussolini, c’è una recrudescenza terrificante di gnocca. Abbiamo la sorella di Penelope Cruz, Monica Cruz, che interpreta l’equivalente (ma più sexy) al femminile di Robberr, solo che le scoregge di questo personaggio sono in sordina e sempre quando ha rapporti sessuali. La tizia ha l’abilità di accoppiarsi con tutti i punkabbestia e gli scrocconi della scuola ed ha una zia che è prof. nello stesso istituto, un’altra gnocca di cui parleremo più in là. Ma non c’è raccomandazione eh, tranquilli. La mini-Cruz sa ballare, ma fa schifo in tutte le altre materie. Tuttavia continua indisturbata il proprio corso di studi.

Nelle “quote rosa” abbiamo anche una pel di carota ninfomane che se la fa col  maestro di musica. Anche lei ha un onesto percorso accademico, fa schifo ovunque tranne che il solfeggio. Piffero, per l’esattezza.

… E che altro? Ah sì, c’è una certa Marta Ramòs, sorella di una delle prof. (poi si lamentano della riforma Gelmini) che è molto gnocca, dolce da far morire un diabetico e innamorata dello sfigatissimo Pedro. Non fatela incazzare, altrimenti si comporterà come gli editoriali di Feltri, dossieraggi e calunnie a profusione; come ha fatto col maestro di musica, mettendogli foto pedo-hard nei suoi documenti (e quest’ultima cosa nella serie succede veramente! Altro che fondi europei, qua per finanziare ‘sta boiata hanno depredato lo Shri-Lanka).

Ancora le allieve, abbiamo Lola, che è un incrocio tra Tartufòn e Jennifer Lopez. Il bello di questa qua è che è sfigata come Pedro, ma più brutta e più rompifava. La madre è morta, il fratellino, Jorge, è un ritardato (almeno, il doppiatore italiano fa in modo che lo sia), non hanno un’euro, il papà ha il tumore e intanto lei va a rattusare nella scuola.Una peculiare caratteristica di Lola è che ha l’apertura mentale di Paola Binetti.

Il migliore di tutti è Antonio, il bidello. Si tratta di un vecchio sclerotico dislessico che bacchetta tutti (ma proprio tutti!) in quel maledetto istituto.

Degli altri personaggi meno diciamo meglio è, anche perché non va bene appiattirsi i polpastrelli per questa serie alla Fabrizio Corona. Alla prossima…

FRANCESCO PASANISI.

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: BODY BAGS

BODY BAGS-CORPI ESTRANEI

DVD Edition!

Giudizio: ****

(Body Bags, USA, 1993, col. 91′)

Di John Carpenter, Larry Sulkis (non accreditato) e Tobe Hooper. Con John Carpenter, Robert Carradine, Twiggy, Mark Hamill, Roger Corman, Tobe Hooper.

Interessante esperimento di “svecchiamento” della tradizionale formula dei vari “Tales From The Crypt”, fortunata serie, anch’essa solo per l’home video, ispirata agli omonimi fumetti anni ’50 della EC Comics. Qui un custode che narra fantasiose horror storyes ce l’abbiamo, ma non è una mummietta che abita una cripta fatiscente e piena di ragnatele, è invece lo zombi parlante in un obitorio (John Carpenter) che ci fa passare 91 minuti fra goliardie macabre e raccapricci vari. Il nostro impressionante (e simpaticamente antropofago) anfitrione passa in rassegna tre cause di morte di tre cadaveri nella “sua” morgue.

Nel primo episodio, “Gas Station” (regia di Carpenter), una studentessa di psicologia deve vedersela con un forsennato, ma tutto sommato simpatico, datore di lavoro omicida (Robert Carradine, fratello del Bruce Lee americano, David). L’episodio è un ottimo cortometraggio del genere thriller e, oltre agli effettacci d’obbligo e ai virtuosismi con la cinepresa di Carpenter, vediamo una vera e propria sfilata di celebrità che hanno onorato il mondo del cinema fantastico a stelle e Strisce. Comparse come David Naughton (il licantropo di “Un Lupo Mannaro americano a Londra” del 1981 di John Landis), Wes Craven (l’autore e creatore di Freddy Krueger), Sam Raimi (il pazzoide che realizzò quel gioiellino chiamato “La Casa”, del 1983). L’episodio è divertente e adrenalinico, senza contare che questo popò di parata di autori con la “A” maiuscola rende ancora più sfizioso il tutto.

Il nostro loquace zombi da autopsia ci racconta poi, nell’episodio “Hair” (diretto da Larry Sulkis, ma accreditato come un episodio fatto sempre da Carpenter), la comica e fantascientifica epopea di Richard (Stacey Keach), un tizio di mezza età, fidanzato e con la fobia di calvizie e alopecie. In Tv scopre un trattamento clinico eterodosso progettato dalla nuovissima clinica Roswell (e questo nome, non è scelto a caso, no?). Il mellifluo dottor Lock, e la sua ninfomane assistente,  tramite una lozione porteranno Richard ad avere dei capelli alla Conan il Barbaro che ristabiliranno lo star bene con sè stesso e la relazione con la sua ragazza (la supermodella Twiggy). Solo che col passare dei giorni si scoprirà che la lozione è un insieme di parassiti alieni che….non diciamo altro. Questo è il più comico fra i tre racconti del film.

Infine veniamo, dopo degli sketch hitchcockiani del nostro simpatico e purulento narratore, all’ultimo episodio. “Eye” (regia Tobe Hooper) è l’unico dei tre ad essere un duro e puro horror. Non fa ridere (e ultimamente Hooper si sta prendendo troppo sul serio rispetto alla comicità violenta di “Non Aprite quella porta”, del 1974, suo primo film), la storia è un puro B-Movie, tuttavia è ben girato, montato ottimamente e gli attori sono a loro agio. Si narra di Brett Matthews (Mark Hamill, magistralmente doppiato da Sua Maestà Roberto Pedicini), un battitore di Baseball che perde un’occhio (infilzato da un pezzo di lunotto) in un incidente d’auto. Anche qui abbiamo dei piccoli ruoli interessanti. L’assistente dell’oculista che trapianterà a Brett l’occhio del killer John Randall è nientepopodimeno che Roger Corman, il Renzo Arbore del cinema fantastico americano. Ah sì, la trama…allora, Brett supera con successo l’intervento, ma l’occhio di John Randall (ripetiamo, un serial killer di donne) gli fa avere dei terrificanti flash violenti ed ultrasplatter sino a portarlo alla violenza e all’insano gesto finale.

Si torna in obitorio, lo zombi/Carpenter, contemplando il cadavere di Brett commenta dicendo che se l’è presa troppo per un occhio e che poteva fare l’arbitro. Subito dopo entrano due dipendenti della morgue, uno dei due è un barbuto e simpatico Tobe Hooper. Lavoreranno sullo zombi narratore con finale a sorpresa.

In “Body Bags” si può leggere una critica all’uomo moderno e le sue priorità, che talvolta portano a risultati disastrosi.

Il film, pur essendo non destinato alle sale cinematografiche, ha avuto la nomination nel ’94 al Fantasporto, come miglior film di John Carpenter. L’opera è deliziosa anche per rferimenti e parodie. Si prendono in giro i film “Casablanca” (1942, di Michael Curtiz),  “Halloweeen” (1978, di Carpenter stesso) e il suo sequel del 1980, di Rick Rosenthal.  Altri riferimenti, non parodistici, si trovano nell’episodio di Hooper: i flash con immagini cruente sono un’autocitazione di alcune sequenze presenti nel già citato “Non Aprite Quella Porta”.

FRANCESCO PASANISI.

I FILM DEL SABATO: OGGI CHIUSO PER INCAZZO!

Firmiamo

Easy Phoney Production, gruppo socio-politico-culturale nato sul web, pur non avendo costituito una
vera e propria associazione, è dalla parte dei cittadini per chiedere ai Comuni di non applicare la
“tassa” sugli animali domestici. La proposta di legge, è stato dichiarato, serve a finanziare politiche
anti randagismo, tuttavia chi non sarà in grado di pagare la presunta tariffa sul proprio animale
domestico sarà costretto, magari, ad abbandonarlo. Le Amministrazioni Comunali avranno la libertà
di istituire una sorta di “tariffa” da far pagare a chi possiede animali d’affezione (in altre parole cani e
gatti). Noi chiediamo al sindaco e al Consiglio Comunale di non attuare tale tassazione.

Qui i moduli da scaricare. Dato che non siamo nessuno e che i tempi per fare banchetti, gazebo ecc.. sono lunghi e farraginosi, vi consigliamo di scaricare i moduli (pure in bianconero, fa niente XD) e di far firmare a conoscenti e non. Mi raccomando, solo i maggiorenni. E’ una prova, vediamo a quanto arriviamo. Non siamo un partito, ma vogliamo bene ai nostri amici domestici e per loro ci mettiamo la faccia (vale a dire il logo XD). Questa è una prova di democrazia e buon senso. Sulla e mail easy_phoney@libero.it quante firme avete raccolto. Iniziamo da lunedì e finiamo lunedì l’altro, vediamo che succede.

Qui scaricate i moduli

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