I FILM DEL SABATO: KINSEY

Ha sicuramente precorso, senza volerlo, la filosofia beatnik del Libero Amore, tuttavia gli studi dell’entomologo, biologo e sessuologo Alfred Kinsey possono essere contestati unicamente per il fatto di aver considerato il sesso una pratica meccanica senza implicazioni emotive, il che è errato. Questo è,  però, un errore trascurabile dato che i suoi due saggi scientifici sul sesso “Il comportamento sessuale dell’uomo” (1948) e “Il comportamento sessuale della donna” (1953),  oltre che a “sdoganare” abitudini sessuali ritenute all’epoca dei crimini (sodomia, omosessualità ecc..), hanno messo a nudo quella violenza sessuofobica e quella perversione diffusa negli States che erano coperte da una sorta di “crosta” fatta di perbenismo ed ipocrisia.

Il tema, per l’epoca, era deprecabile. Il povero prof. Kinsey, figlio di un padre bigotto che si scoprirà poi malato compulsivo di autoerotismo, è riuscito, nonostante tutto, a compiere la sua missione. Ha esordito con lezioni universitarie sul sesso davvero fuori dal comune, con temi, proiezioni e domande all’epoca impensabili. Poi si è gettato a capofitto in un progetto di ricerca sociale basato sulle abitudini  erotiche degli americani. Tramite i suoi sondaggi, i questionari e persino gli studi audiovisivi sui  rapporti sessuali umani e non, oggi possiamo sfogliare un’accurata antropologia genitale dell’essere umano. Kinsey, in tutto ciò, ha seguito lo stile di vita del Bonobo, il quale si accoppia come atto meccanico e di piacere. Se ne può discutere, ma l’importanza del suo testamento spirituale e scientifico è grande. Peccato che il Nostro si sia spinto troppo in là, almeno secondo la morale anni Cinquanta, infatti gli sono stati tagliati i fondi sino a spingerlo a incontrare, follemente, nuovi piaceri sessuali da studiare (finisce anche col pungersi a sangue il prepuzio per vedere cosa si prova).

Nel mondo del grande schermo, il regista Bill Condon, scrive e dirige “Kinsey” (2004), il film-biografia che illustra la vita e l’opera di questa “mosca bianca” del mondo accademico statunitense. Kinsey è interpretato magistralmente da Liam Neeson, il quale rende in maniera molto realistica la personalità tormentata, libertina e geniale dello scienziato. Il film è ricco di scene sessualmente forti, ma tutto in nome della biopic e della scienza.

Gradevole l’alternanza di montaggio fra il bianconero e il colore nonché il dinamico collage di volti durante una sequenza in cui alcuni intervistati rispondono alle domande usate, poi, per stilare il Rapporto Kinsey (ossia il progetto dei due libri). “Kinsey” si aggira fra la commedia, l’erotico e il dramma in stile Paul Thomas Anderson (regista di “Boogie Nights” e “Magnolia”).

Assolutamente da vedere, se non altro per passare due ore di assoluta convivenza pacifica fra la scienza ed un film realizzato in modo toccante e in certi casi divertente al tempo stesso. Bravo Condon..peccato che poi hai diretto “The Twilight Saga”.

Prodotto da Francis Ford Coppola.

FRANCESCO PASANISI.

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