Il Torture Porn, cosa significa per noi italiani?

Il termine torture porn rimanda ad un sottogenere del cosiddetto “New Horror” ed indica quel tipo di pellicole “di paura” in cui non ci sono né elementi di fantascienza (lontani perciò da morti viventi, alieni e affini) e nemmeno una sottotrama ispirata al Giallo (come “Scream”, 1996 di Wes Craven oppure “Murderock”, 1987 di Lucio Fulci o ancora “Psycho”, 1960 di Alfred Hitchcock).

Cosa accade nei T.P.? A livello di sceneggiatura nulla di così faticoso per chi la scrive, sono sufficienti un luogo chiuso qualsiasi, alcuni malcapitati (meglio se giovani e ragazze) e uno o più aguzzini, rigorosamente in carne ed ossa, che, a differenza dell’horror classico in cui l’uccisione è quasi una “toccata e fuga”, qui le vittime muiono (non sempre) molto più lentamente e vengono sottoposte a torture ultraviolente e talvolta pseudo erotiche. Un esempio è “Martirs” (2008) di Pascal Laugier, in cui ad un certo punto una ragazza viene legata ad una sedia e poi torturata e scuoiata viva.

Per chi andasse in solluchero per una paventata genialità da parte di questi autori, rimarrà profondamente deluso. In effetti, il torture-porn, pur essendo una branca piuttosto mediocre del cinema del’orrore, prende spunto  sia da capolavori del passato che da tragici fatti di cronaca. I modelli sono italiani, sono nostri. Escludendo, ovviamente, due timidi tentativi di T.P., quali “L’Ultima Casa a Sinistra” (1972) di Wes Craven e “Non aprite Quella Porta” (1974) di Tobe Hooper.

Il primo T.P., pur avendo al suo interno speculazioni filosofiche e politico/storico/letterarie, è del 1976 e si chiama “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Il film, catalogato come drammatico quando in verità è un torture-porn horror “con le scuole alte”, parla di alcuni uomini e donne dello Stato repubblichino RSI fascista che rapiscono alcuni adolescenti (maschi e femmine) appartenenti a famiglie di partigiani. La loro destinazione è un’immensa villa dalle parti di Marzabotto in cui accadono perversioni e torture di ogni tipo (le più feroci sono le violenze psicologiche, la pedofilia, la coprofagia ed una sequenza in cui ad una ragazza viene fatta mangiare una porzione di polenta con dentro dei chiodi). Pierpaolo Pasolini, autore e regista, ci lascia un estremo testamento del contropotere oltre che un pionieristico approdare ad una branca dell’horror così radicale.

Il film è postumo, Pasolini verrà trovato morto sulla spiaggia di Ostia il 2 novembre 1975. Da qui in poi potremmo anche ipotizzare che pellicole come “Martyrs” abbiano la quasi inconsapevole paternità nel biennio romano ’75-,’76. “Salò” è del 1976, Pasolini è morto un anno prima. Qualcuno che non gradiva la presenza al mondo di questo intellettuale controverso lo sistemò. Lo sistemò in una modalità non dissimile dai “cattivi” di Salò. Il corpo di Pasolini era a malapena riconoscibile. Gli sono stati riscontrati, oltre a delle brutali percosse che gli procurarono ecchimosi, emorragie interne e fratture, persino graffi, morsi nonché l’esplosione del cuore causata dal fatto che l’assassino (o gli assassini) sia passato sul corpo con un’automobile schiacciandogli il torace.

La stessa ferocia appartiene ad un efferato fatto di cronaca della Capitale. Il 29 settembre 1975 Donatella Colasanti e Rosaria Lopez incappano in appuntamento con una piccola comitiva di ragazzi loro coetanei. Le due ragazze, la Colasanti 17enne e la Lopez 19enne, appartenevano ai quartieri popolari di Roma. I ragazzi, Angelo Izzo, Gianni guido e Andrea Ghira, erano tre adolescenti di estrema destra appartenenti alla Roma “bene”.

Inizialmente il trio, eccitato probabilmente da droghe ed alcool, proponeva alle due ragazze di avere rapporti sessuali, in maniera insistente. Allo scoccare del loro rifiuto, si scatenava l’inferno. Donatella e Rosaria dapprima venivano minacciate con una pistola, poi seguiva una serie di violenze che erano il sanguinoso emblema del disprezzo verso l’innocenza e la vita umana. Percosse a mani nude e con oggetti contundenti, somministrazioni di strane sostanze per via ipodermica e violenze assortite finché Rosaria Lopez non veniva poi uccisa. Donatella, invece, quando i tre aguzzini caricano le due ragazze, percosse e grondanti sangue, nel bagagliaio, fingeva d’essere morta. Poco dopo, i tre vanno a mangiare una pizza e la Colasanti iniziava ad attirare l’attenzione del vicinato con i propri lamenti. Un uomo, che non riusciva a dormire, chiama la polizia. Una pattuglia si avvicinava all’automobile in cui giacevano le due ragazze. Rosaria era morta, Donatella, dopo esser stata soccorsa e curata, dichiara una dinamica di cronaca nera forse mai sentita dopo il regime nazifascista. Un cinismo ed una brutalità che scossero l’intero Stivale.

La violenza è stata anche “politica” se vogliamo, come nel film “Salò”. Due ragazze dei quartieri poveri soggiogate e massacrate da tre ragazzi neofascisti dei quartiere ricchi e borghesi. Un abuso di potere da un punto di vista “di classe”.

Perché oggi è stato scritto questo articolo? Per ricordare, ogni qual volta si va a vedere un torture porn, che in questo Paese, situazioni simili le abbi8amo avute realmente, pensiamo anche a ciò che accadde a Bolzaneto, Genova, nel 2001, in cui diversi ragazzi del Social Forum sono stati massacrati di botte e torturati.

L’articolo vuole dimostrare che questo sottogenere dell’horror non è divertente, specie in un Paese come il nostro che ha visto cose come quelle appena trattate. La Easy Phoney ha sempre auspicato un uso dell’humour nero e della “filosofia cazzona”, tuttavia il torture porn rimane, secondo noi, un genere pieno di superficialità e privo di senso.

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1 commento

  1. Condivido. Ogni volta che si parla di umorismo il sottile confine fra giusto e ingiusto è labile. In fin dei conti ci siamo abituati a cartoni per adulti che inizialmente abbiamo trovato dissacranti.
    Ma quel che dici nell’articolo è il vero nodo:tutto si può dire e mostrare ,purchè in chi guarda vi sia una consapevolezza,un cultura di base che fa comprendere.
    L’ironia non è insita nel bambino,ci insegna la pedagogia.E’ un qualcosa che si sviluppa nel tempo,dopo aver imparato un linguagio coerente. Qui vivono ancora troppi bambini ultraquarantenni per scherzare troppo.Ripartiamo dall’Abc…


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