I NON-FILM DELLA DOMENICA: BAARIA

E due. Grande ritorno di Giuseppe Tornatore fra i vostri amatissimi non-film. “Baària” (2009) è l’ennesimo kolossal ruffiano e campanilista che ormai, a livello pandemico, ha intaccato il nostro cinema. La recensione potrebbe finire qui, ma sono uno stronzo, quindi dovete beccarvi invettive e altre cosine domenicali.

Questa è la locandina. Notare l’originalità…..

Abbiamo la vicenda di un tizio nato a Bagheria, paese natale di Tornatore che, in nome della creatività dei copioni, vediamo dapprima infante, poi picciriddhu siculo e infine deputato PCI. Nessuno ci aveva mai pensato a girare una biopic inventata come maxi-scusona per comporre sviolinate verso la propria terra. Meno male che c’è Tornatore. Sennò noi di che parleremmo la domenica?

Ad ogni modo, transeat, ritorniamo al film. Tra una fotografia patinata e ruffiana (più simile alla casetta-snack di Hansel e Gretel a livello di oggetto che attira le persone) assistiamo alla crescita e alla giovinezza di questo tizio. Ok, ben girato, bella fotografia…però che palle. Non si fa altro che parlare di ‘sto cazzo di paesino (che il Peppone nazionale ribattezza “Baària”, perché fa molto etnico e attira tutti i fricchettoni italici) con tutti i personaggi strani che ci vivono. Avete presente i documentari tristissimi che fanno di sabato su Raiuno (Lineablu ecc…)? Beh, “Baària” ne è la versione teatrale.

Cioè, scusate, uno si smazza dalla mattina alla sera lavorando, guadagna poco, poi riesce a trovare i sette euri per il cinema e si deve sorbire questo mattone fatto di filosofume etno-campanilista che fa da cornice ad uno sfigato che alle elezioni non riesce neanche a farsi votare dai ciechi accompagnati dai collaboratori?

Un piano sequenza inedito per il nostro cinema.

I bei tempi de “Il Camorrista” (1987) sono purtroppo finiti. Tornatore, abile anche in marketing, ha abbracciato a piene mani la causa manierista e strazzamutande-filosofica che ora rappresenta il cinema italiano nel mondo.

Nel film si attraversano diverse epoche storiche, dal fascismo alle elezioni politiche del 1972, giusto per far vedere che si tratta di un autore che ha aperto almeno un sussidiaro da ragazzo.

Realismo: nella Sicilia del secondo dopoguerra tutti avevano il sorriso Durban’s…

FRANCESCO PASANISI.

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