I NON FILM DELLA DOMENICA: STAY ALIVE

Della serie “una cagata pazzesca”, questo Stay Alive rappresenta tutto ciò che di banale c’è nel filone teen horror, insipido, senza un briciolo di suspence e tedioso come poche altre cose, questa pellicola vorrebbe tanto essere l’inizio di una nuova accoppiata, ovvero il videogame e l’horror ma a conti fatti si rivela un’accozzaglia di luoghi comuni e pixel.

La trama è abbastanza curiosa. Un gruppo di amici che si ritrova a giocare tutti insieme e appassionatamente ad un nuovo videogioco (Stay Alive, appunto), la trama del gioco consiste nell’uccidere nientemeno che la contessa Bathory (me cojoni) che, assetata di sangue di giovani e innocenti verginelle, non si fa problemi a sterminare tutti i protagonisti del gioco. L’unico problema è che come uno muore nel videogioco, muore nella stessa maniera anche nella vita reale. E così assistiamo alla decimazione del gruppetto, muoiono un paio di sfigati di cui non ho ritenuto necessario capire i nomi e alla fine il gruppo di riduce a un nerd con la visiera al contrario (che io ricordo come un divertente oggetto degli anni ’90), peraltro interpretato dall’attore protagonista della serie tv Malcolm, una biondina niente male, il solito protagonista figo col dramma familiare alle spalle e una darkettina tutta capelli corvini e libri di Anna Rice. La cosa brutta è che nella realtà queste ragazze sono delle gotiche cesse obese, mentre questa non è davvero niente male. Comunque sia, dovrei raccontarvi la trama ma in verità non esiste trama. La polizia ovviamente comincia ad indagare e a sospettare dei superstiti per poi sparire nel nulla, i ragazzi vedono morire i loro amici e piangono per tipo 5 secondi perché loro No, non possono piangere, sono forti e devono far luce su questo mistero.

La Visiera!

La Visiera!

Tralasciando le incongruenze tra quello che dicono i ragazzi e la vera storia della contessa sanguinaria, è da ridere la ricerca del fantomatico programmatore del gioco il quale, neanche a farlo apposta, abita nella stessa città dei ragazzi, i quali  si dirigono nella sua dimora e non solo trovano una carrozza medievale nel garage (cosa che evidentemente non desta curiosità nei vicini), ma dietro il giardino di casa scoprono una specie di cimitero con giardino, e dal giardino spunta prepotentemente una torre antica (di cui nessuno si era mai accorto), luogo di sepoltura della contessa rompiscatole. Esattamente come nel gioco. Ah del programmatore nemmeno l’ombra.

(da qui faccio spoiler come se non ci fosse un domani)

E niente, alla fine la biondina e il figo rimangono gli unici abbastanza vivi da poter affrontare questa strega vecchiaccia, ovviamente riusciranno nel loro intento e a sorpresa rispunta dal nulla il nerd.

Il film è finito. Ovviamente la scena finale mostra un ignaro commesso di un negozio di videogiochi che mette tranquillamente in vendita il gioco che a quanto pare non ha ideatori e i nostri eroi spariscono dall’inquadratura; non è dato sapere se vanno ai tropici a fare la bella vita o se vengono sbattuti a Regina Coeli. Ah dimenticavo, la darkettina è anche sorella di una delle prime vittime e cerca vendetta, peccato che muore come un salame.

Una delle vittime della Contessa Serbelloni  Mazzanti  Vien Dal Mare ops..Bathory

Una delle vittime della Contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare ops..Bathory

Per entrare nel dettaglio la fotografia è inesistente, la suspence è pari a quella di una partita di bocce tra pensionati del dopolavoro e i personaggi risultano forzati negli stereotipi che devono trascinarsi. Poi vorrei capire perché in questi film da quattro soldi il protagonista è sempre un ragazzo con la barbetta incolta e un brutto passato alle spalle, per di più risulta poco credibile una bella biondina truccata e curata che vive in un furgone.

Sarebbe il classico filmettino da consigliare a chi vuole passare una serata con gli amici con una pizza e un paio di birre, ma pure in questo campo il mondo del cinema riserva pellicole decisamente migliori. Da vedere mentre sorseggiate birra sottomarca aspettando di prendere sonno come ho fatto io.

STEFANO PALADINI

 

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