TAGLI DELLE SPESE: NEL SERIAL TV SU VERSACE, LO STILISTA SARA’ INTERPRETATO DA VERSACE

La Crisi Economica ha decimato gli spiccioli anche nelle major della produzione telvisiva. Una fra queste è la Fox Crime, che ha in cantiere un serial su Gianni Versace. Gilibbondio Svegliamorti, produttore esecutivo dello show, in accordo con il contabile della casa di produzione, ha pensato, e poi fatto ufficializzare, di dover far interpretare lo stilista scomparso Gianni Versace dallo stesso Gianni Versace.

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IT

Non volevo dare un titolo troppo ampolloso per parlare del film omonimo. Questo, tratto dal megaromanzone di Stephen King, non è un remake (“It” del ’90 è uno sceneggiato HBO in due parti, non destinato alle sale) e non è un sequel. L’opera dell’argentino Andy Muschietti è il primo film sul clown Pennywise in tutta la storia del cinema.

Nella cittadina di Derry esiste da millenni una creatura demoniaca extraterrestre che, sotto le sembianze di un simpatico e dentuto clown, adesca ed uccide i bambini per la propria metodica dieta che avviene ogni ventisette anni. Il nostro “Coso” (It, tradotto in taliano) ha, però, la sfortuna di papparsi Georgie Denbrough, fratello di Bill. Questi, insieme da altri ragazzi ed una ragazza, bullizzati peraltro dal sociopatico Henry Bowers, si uniscono per sconfiggere la creatura.

It è una malia, vale a dire un demone che, fra i tanti poteri, è capace di modellare la realtà circostante alla vittima per disorientarla e farla impazzire; purtroppo questo aspetto è molto poco trattato nel film di Muschietti, ma sono ben descritti (e girati) gli incontri fra il perfido e spassoso pagliaccione e i ragazzi, davanti ai quali It assume la forma delle loro paure. Le scene sono da balzo dalla sedia e registicamente senza un margine di errore.

Verissimo che i puristi del romanzo hanno storto il naso su altri “omissis”, come ad esempio la minuziosa descrizione storica e tragica della città di Derry, nel film trattata in tutto in cinque minuti, però è chiaro nelle due ore e un quarto un fatto: It è il Male. Per King e per chiunque lo abbia fatto conoscere a noialtri, è una fantasiosa ed inquietante allegoria del male quotidiano. Libro e film parlano di come il razzismo (l’incendio al Punto Nero, pub di afroamericani dato alle fiamme da un manipolo di razzisti), la misoginia (la giovane Beverly Marsh maltrattata da un padre violento e forse incestuoso), l’indifferenza di fronte a chi chiede aiuto è It. tutto questo lo è.

“Naaah, è un film con un pagliaccio” Disse Menefotto Fregacazzi, personaggio ora e qui inventato che potremmo identificare con quanto scritto sopra, e non è assolutamente vero. Consigliato il film per chi ama l’horror e le sue metafore sociali e consigliatissimo il librone di King (1238 pagine) per gli stessi motivi.

Francesco Pasanisi

CI LASCIA ANCHE TOBE, BRUTTA ANNATA

Era il 1996, per me un anno importante che ha segnato l’inizio della mia autonoma attività di “ricercatore” del genere horror pur avendo solo 11 anni. In una mattina di primavera andai con mio padre in edicola, perché era consuetudine che ad ogni uscita comprassi un fumetto. Entrati, acquistai un numero di “Venom” davvero molto interessante e ben disegnato. Girai, poi, lo sguardo alla mia destra; c’era un numero di “Rassegna Del Cinema Horror”, collana spettacolare e senza censure che riproponeva in vhs i film horror storici, dagli anni Trenta ad inizi Novanta. Quella volta, in allegato c’era “Non Aprite Quella Porta” (1974), diretto da Tobe Hooper. Ne avevo letto un po’ su un piccolo manuale di film di paura del 1988, pubblicato insieme ad un numero special di Dylan Dog e me ne ero già incuriosito. Riuscì a convincere i miei ad acquistarlo, era sempre un film v.m.18 pur con i metri di giudizio anni Settanta. Da lì in poi la mia horror mania era maturata, grazie a quel piccolo capolavoro crudo, low cost e anche di satira sociale. Grazie Tobe, che la terra ti sia leggera.

FRANCESCO PASANISI

IL MIO ADDIO AL MAESTRO

George-Romero“Dawn Of The Dead” (1978), “Zombi” in italiano, è stato l’ottavo film dell’orrore visto in vita mia e il quinto comprato in cassetta con L’Espresso nella collana “I Classici Del Brivido” datata 1996. Questo è stato il primo film di Romero che ho visto con attenzione ed entusiasmo, due anni prima avevano trasmesso su Italia Uno un altro suo film, “Monkey Shines” (1987) ma ero troppo piccolo per seguirlo per bene.
In altre parole, in quell’anno perfezionai la mia personale cinefilia ed annosa ricerca sul genere horror grazie a quella videocassetta che mia madre mi comprò per svagarmi da una enterite fastidiosa ma breve che avevo contratto quell’inverno. Conoscevo già Romero ed il suo cinem,a, anche perchè, oltre al già citato “Monkey Shines” avevo visto anche il remake de “La Notte Dei Morti viventi” (1990) di Tom Savini.
Per concludere, inizialmente mi divertivo a guardarli come film “di paura” senza capirne a fondo il sottotesto di critica sociale, poi pian piano questo è venuto fuori rivedendoli e rivedendoli e rivedendoli. La saga romeriana degli zombi la conosco a memoria e devo dire che il grande George Andrew ci ha lasciato un inestimabile patrimonio di sociologia e filosofia politica comunicato tramite del cinema “di genere” oggi snobbato secondo una deviata e fastidiosa intellighentia che, sebbene non sia di destra, è tanto bigotta quanto conservatrice. Ci mancherai George Andrew Romero. Tu, che a 14 anni gettasti un manichino in fiamme da un palazzo per girare un film amatoriale di fantascienza mai uscito e che avevi intitolato “Man From Meteor”. Che la terra ti sia lieve.

Francesco Pasanisi

DOCUFILM SCAZZI, VITTIMA SARA’ INTERPRETATA DA MARILYN MANSON, IVANO DA DEMPSEY

Fioccano indiscrezioni a velocità smodata sul nobile progetto “O shtato io”, il docufilm sul delitto di Avetrana. Ad impersonare la giovane vittima, il produttore Strafottenzio Chesommorti  ha telefonato questo pomeriggio alla chiacchierata rockstar Marilyn Manson. Il giovane Ivano, invece, sarà impersonato da Patrick Dempsey.

DOCUFILM SU DELITTO AVETRANA: NICOLAS CAGE NEL RUOLO DI SABRINA

Sarà prodotto per la Futtetenne Production, regia di Menefotto Sciacallaggi, il docufilm sul famigerato delitto di Avetrana. Fra le star che vi parteciperanno, nel ruolo di Sabrina, Nicolas Cage, che si è detto entusiasta del ruolo da ricoprire.

 

GLI SFILM: 50 SFUMATURE DI NERO

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La locandina. Lei fissa il cameraman perchè lui ha scoreggiato.

Puntuale come un becchino ad un fine veglia funebre, a San Valentino è stato cagato fuori il sequel del piuttosto discutibile “50 Sfumature Di Grigio”. In una solitaria sera leccese infrasettimanale, il vostro presidente della EPP, se lo è andato a vedere, restando, pertanto, ampiamente in tema con l’argomentazione preponderante di codesti film: il masochismo. Nella pseudo pellicola ritroviamo Anastasia (ribatterzata per ambo le due inutili ore come “Ana” e non vi dico il doppiosensismo che ne è uscito fuori) che reincontra il riccone belloccio e un po’ stronzo con la mania di sedurre ed abbandonare e abbandonarsi al masochismo altrimenti il sangue da quelle parti lì non gli affluisce.

Non abbiamo trovato la sequenza dello stendino, uno vero, però, rende l'idea comunque.

Non abbiamo trovato la sequenza dello stendino, uno vero, però, rende l’idea comunque.

In questo “Numero Due”, però, il tizio di cui sopra pare sia folgorato sulla via di Damasco. Si motra sì incline allo scoppiare di mazzate e all’uso di pratiche masochiste (la nostra preferita è una specie di asta per i selfie legata alle estremità ad ambo i piedi al fine di rendere la donna amata una specie di stendino urlante) tuttavia promette ad Ana (il primo che storpia il nome in maniera scurrile lo fratturo) una vita in cui conviverà il masochismo “ad Minchiam” (Cit. Catullo) insieme ad una solida love story coronata da un matrimonio.

Il film sembra un ibrido fra l’esibizione di un domatore al Circo Medrano e Dawson’s Creek, merita tuttavia una singola e una soltanto visione giusto per appianare con sè stessi eventuali disordini circa scarsa autostima ed affini. Musiche di Danny Elfman purtroppo ed insolitamente mosce ed una Kim Basinger che è lì solo per far dire al protagonista la frase più mentecatta della storia del cinema, quale: “Tu mi hai insegnato a scopare, lei mi ha insegnato ad amare!”

Francesco Pasanisi