DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: BODY BAGS

BODY BAGS-CORPI ESTRANEI

DVD Edition!

Giudizio: ****

(Body Bags, USA, 1993, col. 91′)

Di John Carpenter, Larry Sulkis (non accreditato) e Tobe Hooper. Con John Carpenter, Robert Carradine, Twiggy, Mark Hamill, Roger Corman, Tobe Hooper.

Interessante esperimento di “svecchiamento” della tradizionale formula dei vari “Tales From The Crypt”, fortunata serie, anch’essa solo per l’home video, ispirata agli omonimi fumetti anni ’50 della EC Comics. Qui un custode che narra fantasiose horror storyes ce l’abbiamo, ma non è una mummietta che abita una cripta fatiscente e piena di ragnatele, è invece lo zombi parlante in un obitorio (John Carpenter) che ci fa passare 91 minuti fra goliardie macabre e raccapricci vari. Il nostro impressionante (e simpaticamente antropofago) anfitrione passa in rassegna tre cause di morte di tre cadaveri nella “sua” morgue.

Nel primo episodio, “Gas Station” (regia di Carpenter), una studentessa di psicologia deve vedersela con un forsennato, ma tutto sommato simpatico, datore di lavoro omicida (Robert Carradine, fratello del Bruce Lee americano, David). L’episodio è un ottimo cortometraggio del genere thriller e, oltre agli effettacci d’obbligo e ai virtuosismi con la cinepresa di Carpenter, vediamo una vera e propria sfilata di celebrità che hanno onorato il mondo del cinema fantastico a stelle e Strisce. Comparse come David Naughton (il licantropo di “Un Lupo Mannaro americano a Londra” del 1981 di John Landis), Wes Craven (l’autore e creatore di Freddy Krueger), Sam Raimi (il pazzoide che realizzò quel gioiellino chiamato “La Casa”, del 1983). L’episodio è divertente e adrenalinico, senza contare che questo popò di parata di autori con la “A” maiuscola rende ancora più sfizioso il tutto.

Il nostro loquace zombi da autopsia ci racconta poi, nell’episodio “Hair” (diretto da Larry Sulkis, ma accreditato come un episodio fatto sempre da Carpenter), la comica e fantascientifica epopea di Richard (Stacey Keach), un tizio di mezza età, fidanzato e con la fobia di calvizie e alopecie. In Tv scopre un trattamento clinico eterodosso progettato dalla nuovissima clinica Roswell (e questo nome, non è scelto a caso, no?). Il mellifluo dottor Lock, e la sua ninfomane assistente,  tramite una lozione porteranno Richard ad avere dei capelli alla Conan il Barbaro che ristabiliranno lo star bene con sè stesso e la relazione con la sua ragazza (la supermodella Twiggy). Solo che col passare dei giorni si scoprirà che la lozione è un insieme di parassiti alieni che….non diciamo altro. Questo è il più comico fra i tre racconti del film.

Infine veniamo, dopo degli sketch hitchcockiani del nostro simpatico e purulento narratore, all’ultimo episodio. “Eye” (regia Tobe Hooper) è l’unico dei tre ad essere un duro e puro horror. Non fa ridere (e ultimamente Hooper si sta prendendo troppo sul serio rispetto alla comicità violenta di “Non Aprite quella porta”, del 1974, suo primo film), la storia è un puro B-Movie, tuttavia è ben girato, montato ottimamente e gli attori sono a loro agio. Si narra di Brett Matthews (Mark Hamill, magistralmente doppiato da Sua Maestà Roberto Pedicini), un battitore di Baseball che perde un’occhio (infilzato da un pezzo di lunotto) in un incidente d’auto. Anche qui abbiamo dei piccoli ruoli interessanti. L’assistente dell’oculista che trapianterà a Brett l’occhio del killer John Randall è nientepopodimeno che Roger Corman, il Renzo Arbore del cinema fantastico americano. Ah sì, la trama…allora, Brett supera con successo l’intervento, ma l’occhio di John Randall (ripetiamo, un serial killer di donne) gli fa avere dei terrificanti flash violenti ed ultrasplatter sino a portarlo alla violenza e all’insano gesto finale.

Si torna in obitorio, lo zombi/Carpenter, contemplando il cadavere di Brett commenta dicendo che se l’è presa troppo per un occhio e che poteva fare l’arbitro. Subito dopo entrano due dipendenti della morgue, uno dei due è un barbuto e simpatico Tobe Hooper. Lavoreranno sullo zombi narratore con finale a sorpresa.

In “Body Bags” si può leggere una critica all’uomo moderno e le sue priorità, che talvolta portano a risultati disastrosi.

Il film, pur essendo non destinato alle sale cinematografiche, ha avuto la nomination nel ’94 al Fantasporto, come miglior film di John Carpenter. L’opera è deliziosa anche per rferimenti e parodie. Si prendono in giro i film “Casablanca” (1942, di Michael Curtiz),  “Halloweeen” (1978, di Carpenter stesso) e il suo sequel del 1980, di Rick Rosenthal.  Altri riferimenti, non parodistici, si trovano nell’episodio di Hooper: i flash con immagini cruente sono un’autocitazione di alcune sequenze presenti nel già citato “Non Aprite Quella Porta”.

FRANCESCO PASANISI.

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: BLOOD FEAST

BLOOD FEAST

Giudizio: **

(Id., USA , 1963, col., 67′)

Di Herschell Gordon Lewis. Con William Kerwin, Mal Arbold, Connie Mason.

DVD

Questo filmetto che sfiora il lungometraggio, in verità, risulta abbastanza ingenuo e bruttino. E’ pieno di erropri e trovate scontate, sia da un pusto di vista tecnico/registico che della sceneggiatura. “Blood Feast”, comunque, non è da escludere in un abbecedario sull’horror in quanto va ricordato come il primo splatter movie della storia. Gli effetti speciali, caserecci ma truci, apriranno le porte al gore a agli schizzi di sangue con visceri esposti e arti mozzati nei film. Lecose che piacciono a noi, in buona sostanza. Prima di questo stracult abbiamo assistito a timidi tentativi di violenza splatter da parte della Hammr Films, in film come “Piano Piano Dolce Carlotta” (1964) di Robert Aldrich e persino ne “L’Armata Brancaleone” (1963) di Mario Monicelli. Un cruento quasi “vedo-non-vedo” però, non come l’opera di Lewis.

La trama e pressocchè trascurabile, parla di un egiziano che sacrifica alla statua di Ishtar, dea dell’Antichità, pezzi di carne umana provenienti da ogni apparato, trasformati in eccentrici ed esotici intingoli da buffet festivi.

FRANCESCO PASANISI.

BAMBOLA DEL DIAVOLO (LA)

LA BAMBOLA DEL DIAVOLO

Giudizio: ****

(The Devil-Doll, USA, 1936, b/n, 75′)

Di Tod Browning. Con Lionel Barrymore, Maureen O’Sullivan, Rapaela Ottiano, Frank Lawton, Grace Ford, Lucy Beaumont.

Se interessa...DVD.

Ingiustamente condannato per omicidio, il banchiere Paul Lavond evade dall’Isola del Diavolo assieme ad uno scienziato, Marcel, che ha scoperto il modo di rimpicciolire gli esseri viventi con lo scopo di ridurre la grandezza degli esseri viventi per vincere il problema della fame nel mondo. Ma mentre Marcel mostra i risultati dei suoi studi muore per un attacco cardiaco e il progetto rimane incompleto: infatti la riduzione del cervello fa sì che gli esseri “ridotti” siano senza volontà e dipendenti in tutto dalla volontà altrui, simili quindi a dei bambolotti viventi. Lavond, una volta appreso il segreto della miniaturizzazione, partirà alla volta di Parigi per vendicarsi dei tre ricchi uomini d’affari che lo hanno incastrato rovinando lui e la sua famiglia.

Un grande classico del cinema fantastico, tratto da un racconto dello stesso regista (ispirato a sua volta dal famoso romanzo di Abraham Merritt, Burn, Witch, Burn) e con la collaborazione di Erich Von Stroheim alla sceneggiatura. Il film di Browning, capostipite un ricco filone di film fantascientifici del genere, è un gioiello inquietante che eccelle per la semplicità ed essenzialità della struttura narrativa e scenica nella quale si installano i suggestivi effetti speciali giocati sul contrasto grande / piccolo (memorabile la scena del bambolotto che scende dall’albero di natale o della bambola che scivola via dalle braccia della bambina addormentata per girovagare nelle stanze da letto in cerca di gioielli).

Sebbene i momenti bizzarri e orrorifici siano relegati ad alcune scene, mettendo il risalto gli elementi melodrammatici dei difficili rapporti famigliari del protagonista con la figlia, si tratta  anche in questo caso di una vicenda di vendetta che colpisce per il cinismo e la crudeltà delle punizioni inflitte e che non può non richiamare alla memoria un altro capolavoro di Browning: Freaks. Il tema in fondo è lo stesso, la vendetta che trasforma la vittima in carnefice, il confine tra bene e male, fra giusto e ingiusto, che si confonde, la punizione che diventa mostruoso delitto (una delle vittime di Lavdon rimarrà paralizzato per sempre, una mente lucida intrappolata per sempre in un copro immobile).

Tra i punti di forza del film c’è Lionel Barrymore che recita oltre metà del film in panni femminili (Lavond, una volta nella capitale si camufferà da giocattolaia), “un attore vero che rende credibile il suo personaggio” (Mereghetti).

E’ il penultimo film di Browning, ma il suo ultimo capolavoro, prima di un esilio volontario da Hollywood, durato quasi trent’anni.

EDOARDO TREVISANI.

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: BAMBOLA ASSASSINA 3 (LA)

LA BAMBOLA ASSASSINA 3

Giudizio: **

(Child’s Play 3: Look Who’s Talking, USA/UK, 1991, col., 90′)

Di Jack Bender. Con Justin Whalin, Perrey Reeves, Brad Dourif.

DVD!

 

Stanca terza avventura dello sboccato e letale bambolotto Chucky. Questa volta oltre ai soliti omicidi “formato famiglia”, il perfido “Child’s Play” ha a che fare con un intero plotone dei Marines, dato che uno dei soldati riesce ad introdurlo in camerata. Episodio, come detto prima, fiacco e che sfiora la commediola da “bollino verde” per ragazzini. L’unica nota di merito va all’intro-sigla, in cui vediamo, in una fabbrica, la resurrezione di Chucky in un delirio vorticoso di sangue e plastica fusa che si conclude con un’inquietante testa di bambola senza occhi che urla.

Da questo altri due sequel: “La Sposa di Chucky” e “Il Figlio Di Chucky”, nettamente inferiori a questo.

FRANCESCO PASANISI

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: BAMBOLA ASSASSINA 2 (LA)

LA BAMBOLA ASSASSINA 2

Giudizio: **

(Child’s play 2, USA, 1990, col. 80′)

Di John Lafia. Con Alex Vincent, Jenny Aguter, Gerrit Graham, Christine Elise.

DVD!DVD!DVD!DVD!DVD

Mentre la madre di Andy è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico, il piccolo vien affidato ad un’altra famiglia. Intanto il bambolotto viene restaurato dal proprietario della fabbrica di giocattoli in cerca di riabilitazione per la sua azienda, ma qualcosa va storto e il pupazzo torna torna in vita più inferocito che mai.

Secondo capitolo della saga della che vede come protagonista il sadico e sboccato pupazzo Chuky, è   sicuramente un gradino in giù rispetto al primo, ma non meno gustoso. La trama si sviluppa nei consueti modi di un thriller, nulla nella regia di Lafia suggerisce innovazione e ormai il tema dei problemi infantili è l’ovvio punto di partenza per giustificare l’incredulità degli adulti per una così insospettata macchina di morte. Purtuttavia il film ha ritmo rapido e le scene dei delitti hanno il loro perché. Se il film risulta prevedibile, la regia ha un buon intuito visivo nell’ambientare l’ultimo sfrenato quarto d’ora un una tortuosa labirintica fabbrica di bambolotti, che vale tutta la pellicola. Incassò quasi 36 milioni di dollari lordi, a fronte di un budget di 13 milioni.

EDOARDO TREVISANI.

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: BAMBOLA ASSASSINA (LA)

BAMBOLA ASSASSINA (LA)

Giudizio: ***

(Child’s Play, USA, 1988, col. 87 Min.)

Di Tom Holland. Con Catherine Hicks, Chris Saradon, Alx Vincent, Brad Dourif, Dinah Manoff, Neil Giuntoli.

Click for DVD 🙂

Andy, un bambino di sei anni, riceve come regalo di compleanno Chuky, un bambolotto che desiderava tanto, ma il giocatolo si rivela stregato: è abitato infatti dall’anima di un perverso assassino, che nonostante la sua condizione di giocattolo vivente, continua a commettere delitti efferati e perseguita Andy allo scopo di trasferire la sua anima nel giovane corpo del bambino. Mentre i medici sono convinti che il bambino sia pazzo, sua madre e un poliziotto indagano.

Uno degli horror culto degli anni ottanta, La Bambola assassina, palese debitore di classici del cinema come La Bambola del Diavolo di Tod Browning, è entrato di diritto nel nostro bagaglio culturale pop, non fosse per altro per le caratteristiche del cattivo. Un bambolotto dall’apparenza innocente che sbraita imprecazioni contro i suoi avversari, cinico, cattivo e inarrestabile, Chucky è (almeno in potenza) l’incarnazione più terribile della paura infantile del cinema new horror, forse perché ha l’inquietante presenza di un oggetto concreto. Ma se la prima parte del film, con la presenza sinistra del bambolo, sardonicamente immobile in secondo piano,  mantiene una certa tensione, dopo il terribile (e divertente) palesamento della sua natura stregata, il film perde di ritmo, trasformandosi in un thriller abbastanza canonico che si sa salvare nel finale il pertinace istinto vitale di Chucky. La pellicola ha certo fra i suoi punti di forza gli effetti speciali, le soggettive del pupazzo mentre compie i suoi delitti e un certo humour nero, ma la storia e la tematica dei problemi  dell’infanzia poco approfondita, anzi solo accennata, fanno perdere punti a questo incubo infantile, che lascia il primato ad altri classici horror assimilabili circa i temi.

Seguito da altri quattro sequel e un rifacimento. Almeno i primi due sequel, anche se sono di un livello più basso,  restano di certo gustosi per gli amanti del genere.

Curiosità

  • La Bambola Assassina viene parodiato in una puntata di Halloween dei Simpson, in cui Homer è perseguitato da un bambolotto Krusty stregato.
  • Nel Dylan Dog numero 79, “La Fata Del Male”, uno dei mostri creati dalla Banshee è identico fisicamente e “moralmente” al perfido giocattolo Chucky.

EDOARDO TREVISANI e (solo la seconda curiosità) FRANCESCO PASANISI.

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: BAD TASTE

BAD TASTE

Giudizio: ****

(Bad Taste, Nuova Zelanda 1987, col. 92′)

Di e Con Peter Jackson. Con Terry Potter, Peter O’Herne, Craig Smith, Mike Minett e Doug Wren.

Dimenticate i fasti hollywoodiani della saga de “Il Signore Degli Anelli” e di “King Kong”, Peter Jackson ha iniziato la propria avventura cinematografica con film di produzione neozelandese degni della “Troma”, casa di produzione americana specializzata in splatter-comici fondata dal regista LLoyd Kaufman.

DVD

“Bad Taste” (1987) rappresenta uno di quei lavori indipendenti in cui il pedale della black comedy e spinto sino alla sua evoluzione più estrema: il trash. Si narra di un’invasione aliena in cui i terrestri finiscono inevitabilmente maciullati in modo comico e sanguinoso. In verità lo scopo degli extraterrestri è quello di vendere i poveri spezzettati malcapitati alla loro catena di fast food antrpofaga, quella di Mr Crumb.

Il “Bad Taste” (“Cattivo Gusto”) del film è da interpretare in senso lato: le scene volutamente splatter-comiche in cui vediamo sfruttati anche parecchi “topoi” del cinema horror (motoseghe, sangue arterioso a fiumi, frattaglie strabordanti) nonché il “Bad Taste” inteso come “gusti strani” di questi alieni, poiché divoratori di carne umana.

Il film è stato subito acclamato come “totem” dl genere splatter-comico e, infatti, Peter Jackson, nel 1992, fece il bis con “Brian Dead”, uno zombi-movie comico molto più estremo di questo e che consacrò il regista-attore neozelandese come icona del genere. Divertente, sanguinoso e politicamente scorretto. Questo è il Jackson che ci manca.

Tradotto inopportunamente con “Fuori di Testa” in Italia, il film ha avuto anche una proiezione al Festival di Cannes.

Per certi aspetti tecnici il film ricorda La Casa (1983) di Sam Raimi. Molte delle ardite inquadrature e dei bizzarri effetti speciali splatter furono realizzati con “mezzi di fortuna”.

Peter Jackson interpreta ben 2 personaggi, il folle Derek dei “boys” e l’alieno Robert.

Curiosità

  • Derek è doppiato, in una prima edizione, da Tonino Accolla.
  • Il film non ha donne fra i personaggi.
  • Inizialmente “Bad Taste” doveva essere un corto chiamato “Roast Of The Day”
  • Quando Derek digita la password per prendere la motosega sul veicolo con le sagome dei Beatles, è evidente che la tastiera a numeri altro non è che che una calcolatrice inserita sotto un pannello.

FRANCESCO PASANISI

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: ARMATA DELLE TENEBRE (L’)

L’ARMATA DELLE TENEBRE

Giudizio: ****

(The Army of Darkness: Evil Dead III, USA 1993, col. Final Cut 81’ Director’s Cut 96’)

Di Sam Raimi. Con Bruce Campbell, Embeth Davidtz, Ian Abercrombie, Marcus Gilbert, Richard Grove, Ted Raimi, Bridget Fonda.

Per chi vuole il DVD, cliccare...

Si tratta di un “La Casa 3” ufficiale e non i sequel apocrifi (e tutto sommato bruttarelli) realizzati a casa nostra da Clyde Anderson (Claudio Fragasso) e Umberto Lenzi. Continua la saga di Ash (Bruce Campbell), imbranato ragazzotto che per cause di forza maggiore diventa uno dei più cruenti e simpatici ammazzamostri della storia cinematografica americana. Ne L’Armata delle Tenebre il nostro eroe si ritrova catapultato nel medioevo, trascinato da un potente vortice spazio-tempo che abbiamo già incontrato alla fine de La Casa 2 (1987).

Come in un “Ritorno al futuro” in salsa macabra, Ash scopre che il Necronomicon, libro rilegato in pelle umana e scritto col sangue, è il responsabile del risveglio di demoni sumeri che, nel presente, gli rovinarono la scampagnata con gli amici. Ash, secondo i veggenti della corte di Artù, è l’uomo il cui nome è nella profezia. L’uomo che consegnerà il Necronomicon ai “buoni” e sconfiggerà il Male per sempre. Grazie a tecnologie che i medievali ancora non conoscono, Ash viene eletto come autorevole guida per l’impresa, superiore anche ad Artù (che inizialmente non brilla in bontà, visto che getta i propri nemici in un pozzo in cui c’è una coppia di mostri sanguinari). Il mago istruisce Ash su come prelevare il Necronomicon: recarsi in un cimitero sconsacrato, prenderlo e recitare “Klaatu Verata Nikto”. Ash annuisce e si mette in marcia, ma nel frattempo il Male fa una copia di Ash stesso, che però viene fatta a pezzi e sepolta e il Nostro si reca al cimitero, prende il libro e…sbaglia le parole magiche. Da qui in poi i maghi della stop motion si sono divertiti e ci hanno fatti divertire mostrando scheletri redivivi simpaticissimi e snodati che si preparano alla battaglia. Il loro capo è Evil Ash, la copia NON conforme del protagonista.

Il Sam Raimi di questa “Casa 3” amplifica il suo gusto ber la comicità slapsticks (e cioè quella basata sul linguaggio del corpo) tanto cara alle comiche mute e ai cartoni animati. Con questo film ci si avvicina inesorabilmente al “grande botto” di Drag Me To Hell (2009), ultimo film di Raimi in cui si mescola l’horror demoniaco e raccapricciante con una comicità alla Tex Avery, anche se questa pellicola è un po’ più drammatica dell’”Armata”. Effetti sonori alla Looney Tunes, situazioni fanta-comiche (da antologia la scena di Ash che si sdoppia, vera perla del cinema fantastico) e dialoghi contemporanei inseriti in bocca a gente del XII secolo.

Le scene d’azione, horror e di fantascienza sono girate volutamente in maniera vintage, mescolando le metodologie dei vecchi film di Corman, Bava e colleghi tutte insieme. Abbiamo la stop motion per far muovere alcuni mostri, un sobrio make up per le comparse “zomboidi”, sovrapposizioni di proiezioni pre registrate nella scena in cui gli Ash “lillipuziani” si vogliono tuffare in bocca al malcapitato e altre bizzarrie del genere, coniugate, ma non sempre, con i moderni effetti speciali.

L’Armata delle Tenebre è un NON horror che sembra girato da un giocattolaio impazzito che vuole mettere in mostra la propria merce artigianale attorno ad una trama epica, brillante e comica.

Il film è distribuito, oltre che in una normale versione, in DVD Director’s Cut con 15 minuti circa in più.

Curiosità

  • Ted Raimi, fratello di Sam, ha il doppio ruolo da figurante. È un guerriero medievale e il commesso del negozio in cui Ash lavora.
  • La formula “Klaatu Verata Nikto” è presa dalla frase “Klaatu Barada Nikto” pronunciata dall’alieno pacifista in Ultimatum alla Terra (1951) di Robert Wise.
  • In un finale alternativo Ash, dopo aver sconfitto il Male nel medioevo, beve la pozione per tornare nel presente, ma sbaglia a dire la formula e si risveglierà in un futuro post apocalittico in cui tutto è distrutto.
  • La scena in cui Ash si dirige al mulino ha un girato e montato originale di 5 minuti circa in più. È stato poi ridotto.
  • Il film è costato 11 milioni di dollari, ma ne ha incassati solo 21 e mezzo.
  • Raimi nel 2009 ha annunciato di essersi messo al lavoro per un quarto episodio “Evil Dead”, con Campbell che fa Ash, ma sinora nulla è stato confermato.
  • Bruno Mattei, regista italiano, si è ispirato a L’Armata delle Tenebre per La Tomba (2004), un suo direct-to-video.
  • Tiziano Sclavi undici anni prima scrisse un soggetto per Zagor molto simile a quello del film. L’albo è L’Orda del Male, numero 196.

FRANCESCO PASANISI.

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: AMERICAN PSYCHO

AMERICAN PSYCHO

Giudizio:***

(American Psycho, USA /Canada, 2000, col, 101 min.)

Di Mary Harron. Con Christian Bale, Chole Sevigy, William Dafoe, Samatha Matis, Jared Leto, Reese Whitherspoon, Josh Lucas.

Click per DVD

Patrick Bateman è un giovane yuppie che trascorre le sue giornate fra la cura ossessiva del corpo, lo studio della moda più raffinata del momento e le prenotazione di colazioni e cene nei più esclusivi locali di Manhattan. Le notti, invece, le dedica alla tortura e agli omicidi efferati. Dietro la facciata di “ragazzo della porta accanto”, Patrick Bateman è un maniaco omicida, dedito alla cocaina, agli psicofarmaci, alle perversioni sessuali, coltiva un’insana passione per le biografie dei serial killer e la sua vita è votata al rampantismo, all’arrivismo sociale: non tollera nessun ostacolo, nessuno deve intralciare i suoi programmi e anche la più insignificante inezia può generare in lui eccessi di rabbia aggressiva.

Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis, all’epoca accolto da un successo di scandalo, è piuttosto fedele allo spirito del libro, utilizza una fotografia iperrealista,e fa ricorso a un buona dose di humor nero, i movimenti misurati dei personaggi viziati dal galateo, le loro espressioni boriose, tutto contribuisce a creare quello scompenso tra l’apparenza e la vera anima alienata, ossessionata, malata di lusso, di nauseabondo superfluo, di sentimenti immaturi di una intera società e che in Bateman sono semplicemente portati al parossismo più sfrenato. Se si considera poi, che rimane insoluto il dubbio (tanto nel film quanto nel romanzo) se i mostruosi misfatti del protagonisti siano accaduti nella realtà o siano solo frutto della sua immaginazione malata, allora si può insinuare in noi una riflessione inquietante: in una società spersonalizzata e nevrotica chiunque può essere Patrick Bateman. A tale proposito un ottimo contributo lo da Bale, con la sua affascinate maschera di  inquietante vacuità, sulla quale si adattano tutti i sentimenti, ma nessuno che sia reale, e di certo il confronto con Dafoe, l’investigatore ingaggiato per indagare sulla scomparsa di un collega di Bateman, è fra i più gustosi.

Il film sa proporre una visione della violenza come un atto mercificato, svuotato e banalizzato, fino a diventare quasi buffo (non che la Harron abbia il merito di essere sta la prima a farlo, per carità). Indimenticabile la scena in cui Bateman rincorre una ragazza con la motosega, in un’ imitazione parodica di Non aprite quella porta e, non riuscendo a raggiungerla, alla fine la uccide con un tragicomico lancio dell’arma giù per la tromba delle scale.

Ma, a conti fatti, il film non si rivela pienamente riuscito e lascia insoddisfatti sia il pubblico più esigente che i lettori più attenti. Forse guardando alla moda del minimalismo americano e sfruttando l’onda di Fight Club di Fincher, la pellicola si perita di descrive le deformazioni, i vizi e la follia di un’epoca, quella degli anni ottanta, oggi ormai sorpassata, anzi, doppiata, se consideriamo le condizioni sociali e morali della nostra società in ancora più grave crisi culturale e sociale, la quale ora dei Peter Bateman ne fa eroi da talk show. Da questo punto di vista è più lucido e corrosivo una Signora Ammazzatutti di John Waters, piuttosto che il film della Harron, che con le sue scene di violenza fuori campo (unica scelta estetica incoerente  con quella di Ellis, che non si fa remore di descrivere i dettagli più raccapriccianti dei delitti) e glissando sulla misoginia dei personaggi, sembra prendere le distanze dalle vicende narrate e di conseguenza manca di coinvolgere completamente lo spettatore in questa discesa agli inferi datati anni ottanta, e in un’epoca dove solo lo scandalo fa successo, American Psycho rischia di perdere persino con avversari come Palahniuk.

Seguito da American Psycho 2.

 

Curiosità:

  • Durante una conversazione con il detective Kimball, Patrick Bateman si scusa dicendo di avere un appuntamento con “Cliff Huxtable”, ovvero il nome del protagonista de I Robinson interpretato da Bill Cosby.

 

 

  • Alcuni dei personaggi di American Psycho hanno un qualche collegamento con quelli degli altri libri di Ellis, ma non tutti fra questi appaiono. Ad esempio, Patrick Bateman è il fratello di Sean, protagonista de Le regole dell’attrazione il quale ha avuto anch’esso una trasposizione cinematografica.

 

  • Il cantante rock Marilyn Manson ha affermato di registrasi negli alberghi con il falso nome di Patrick Bateman.

 

  • Il cantante del gruppo musicale 30 Second to Mars interpreta Paul Allen, la prima vittima nel film.

 

EDOARDO TREVISANI

DIZIONARIO HORROR DEL MERCOLEDI’: AMERICAN GOTHIC

AMERICAN GOTHIC

Giudizio: ****

(Id., GB/Canada 1988, col. 96′)

Di John Houg. Con Rod Steiger, Yvonne De Carlo, Sarah Trgov, Janet Wright, Michael J. Pollard, William Hootkins.

Il DVD per chi desidera...

Quando il paradosso di una cultura ultra conservatrice ed ultra cattolica incontra la follia grottesca e morbosa in stile “Non Aprite Quella Porta” (1974), nasce “American Gothic”. La pellicola di Houg parla di un comune gruppo libertario di giovani che va in gita su un lago e che, per una serie di disguidi, è costretto ad incontrare una famiglia anomala. I due genitori si fanno chiamare Mà e Pà ed hanno tre figli di mezza età, con gravi problemi psichici, che vivono ancora con loro. Inizialmente la famiglia sembrerà solo eccentrica e “radicale” riguardo a costumi religiosi e puritani, col passare dei giorni (e con lo sparire uno per uno dei giovani della comitiva) si scoprirà che, ad iniziare dai gigioni ed inquietanti figlioli, i tratta di un clan famigliare di psicopatici assassini che ama uccidere gente “impura” in nome di Dio e di conservarne i cadaveri come anticaglie da cantina. Solo Cynthia, traumatizzata dalla morte accidentale per annegamento della sua neonata, verrà risparmiata e si integrerà, data la psiche shockata, all’interno di questa sanguinaria famiglia. Casualmente, però, mentre “gioca” con Fanny (una delle figlie) a fare il bagno alla sua bambola (un neonato mummificato) il ricordo riaffiora e sarà proprio Cynthia ad uccidere tutta la famiglia.

Il film è a metà tra uno slasher movie di buona fattura ed un film grottesco. Notevoli le implicazioni sociologiche e culturali. Sicuramente gli autori del film apparterranno all’ala “progressista” del cinema anglo-canadese. Quando l’eccessivo protezionismo, puritanesimo e religiosità portano ad un’intolleranza e abbrutimento che può spingere all’omicidio. Sembra quasi un’allegoria delle dittature nazionaliste.
Peculiare la scena in cui uno dei sanguinari figlioli, Teddy, dopo aver ucciso una delle ragazze, la violenta prendendosi poi frustate dal padre per aver commesso atti impuri contro Dio. Cosa diversa è, lo si vede nel film, se il/la malcapitato/a viene solo ucciso.

Curiosità

  • Il titolo è un diretto rimando, così come la locandina, all’omonimo dipinto di Grant Wood. Il quadro è stata l’icona grafica del puritanesimo.
  • Sam Raimi nel 1997 produce la serie horror “American Gothic”, ma, titolo a parte, non ha nulla a che vedere con il film di Houg.
  • Nel Dylan Dog n. 34, “Il Buio”, durante la sequenza della filastrocca di Mana Cerace vediamo tre bambini (due maschi e una femmina) che giocano alla corda. La scena è pressoché identica ad una del film.

FRANCESCO PASANISI