GLI SFILM: 50 SFUMATURE DI NERO

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La locandina. Lei fissa il cameraman perchè lui ha scoreggiato.

Puntuale come un becchino ad un fine veglia funebre, a San Valentino è stato cagato fuori il sequel del piuttosto discutibile “50 Sfumature Di Grigio”. In una solitaria sera leccese infrasettimanale, il vostro presidente della EPP, se lo è andato a vedere, restando, pertanto, ampiamente in tema con l’argomentazione preponderante di codesti film: il masochismo. Nella pseudo pellicola ritroviamo Anastasia (ribatterzata per ambo le due inutili ore come “Ana” e non vi dico il doppiosensismo che ne è uscito fuori) che reincontra il riccone belloccio e un po’ stronzo con la mania di sedurre ed abbandonare e abbandonarsi al masochismo altrimenti il sangue da quelle parti lì non gli affluisce.

Non abbiamo trovato la sequenza dello stendino, uno vero, però, rende l'idea comunque.

Non abbiamo trovato la sequenza dello stendino, uno vero, però, rende l’idea comunque.

In questo “Numero Due”, però, il tizio di cui sopra pare sia folgorato sulla via di Damasco. Si motra sì incline allo scoppiare di mazzate e all’uso di pratiche masochiste (la nostra preferita è una specie di asta per i selfie legata alle estremità ad ambo i piedi al fine di rendere la donna amata una specie di stendino urlante) tuttavia promette ad Ana (il primo che storpia il nome in maniera scurrile lo fratturo) una vita in cui conviverà il masochismo “ad Minchiam” (Cit. Catullo) insieme ad una solida love story coronata da un matrimonio.

Il film sembra un ibrido fra l’esibizione di un domatore al Circo Medrano e Dawson’s Creek, merita tuttavia una singola e una soltanto visione giusto per appianare con sè stessi eventuali disordini circa scarsa autostima ed affini. Musiche di Danny Elfman purtroppo ed insolitamente mosce ed una Kim Basinger che è lì solo per far dire al protagonista la frase più mentecatta della storia del cinema, quale: “Tu mi hai insegnato a scopare, lei mi ha insegnato ad amare!”

Francesco Pasanisi

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