I FILM DEL SABATO: BURN AFTER READING

Cari easyphonati d’Italia, perdonate l’assenza quasi totale di rubriche per questi 30 giorni passati, ma eravamo impegnati con le Amministrative. Oggi, però, si ricomincia. Con i nostri bravi 18 voti leccesi riprendiamo i sabati cinefili con “Burn After Reading” (2008) dei fratelli Coen.

Il film vede uno psicotico agente del tesoro, Harry Pfarrer (George Clooney) barcamenarsi fra allergie isteriche, paranoie e manie personali nonché fra un matrimonio in crisi compensato dalla relazione con Katie Cox (Tilda Swinton) una teutonica e fredda pediatra sposata, a sua volta, con Osbourne Cox (John Malkovich), analista della CIA auto-licenziatosi per questioni di alcolismo. Questo trittico incappa, nolente, in una sarabanda di situazioni grottesche a causa di un file testuale scritto da Osbourne, una sorta di memoriale del suo lavoro alla CIA.  Il documento finisce nello spogliatoio della Hard Bodies, una palestra locale. A trovarlo è Chad Feldheimer (uno svampito e truzzo Brad Pitt) un istruttore del posto, amico di Linda Litzke (Frances Mc Dormand), personal trainer della stesa palestra, vogliosa di ringiovanire la sua mezza età tramite costosissimi interventi di chirurgia estetica. Il resto è un carosello grottesco-morboso-comico splatter che conduce ad un finale dialogato che fa scattare allo spettatore una inevitabile risata liberatoria.

Autori molto prolifici, i Coen Bros nel 2008 sfornarono due follie di seguito. “Burn After Reading” viene subito dopo il western metropolitano “Non è Un Paese per Vecchi”. Quest ultimo ha, però, oscurato “Burn” quasi ingiustamente. Si tratta di due film totalmente diversi e perciò è impossibile fare dei paragoni sulla qualità. “Burn After Reading” ha tutto il diritto di entrare nelle bacheche dei grandi film del Terzo Millennio. Umorismo yiddish, dramma psicologico misto a comicità, situazioni pulp, fotografia da spy movie anni ’80, ritmo serrato e un Brad Pitt comico e gigione che vale tutto il prezzo del biglietto.

Nel film ritroviamo la brillante Mc Dormand, già attrice per i Coen in “Fargo” (1996), nel ruolo di una coraggiosa poliziotta in dolce attesa.

Memorabile la scena della splatterosa morte del bambinone Chad. E’ talmente improvvisa e quasi avulsa dal contesto scenico che diverte invece di intristire.  John malkovich è un perfetto alcolista maniaco-depresso, uno dei migliori cattivi…in una commedia.

Se potessimo dare un voto, 10 va benissimo, specie per la “fuck-machine” costruita in casa dal depresso Clooney.

FRANCESCO PASANISI

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