MUSEO FANTASY

La differenza si può e si deve fare. In una città come Lecce, obnubilata da un eccessivo campanilismo tendente a diventare la caricatura di sè stesso, esiste un angolo di resistenza umana dedicato a noi poveri nerd della cinematografia di genere e anche a chi considera l’arte non un mero “posonare” continuo in mostre allestite in contesti spesso fuori tema. Sto parlando del Museo Fantasy, fondato, allestito e gestito, peraltro, da due pugliesi: i fratelli Magrì. Questi due gemelli di Mesagne, che ho avuto il piacere di conoscere casualmente durante una delle mie lunghe pedalate per il centro, con il modico prezzo di due euro vi catapultano nel mondo degli effetti speciali cinematografici. Proprio quelli che si facevano nella golden age della celluloide, al pari di Dick Smith (realizzatore degli effettti per “L’Esorcista”), Carlo Rambaldi (E.T. e King Kong sono suoi) e Tom Savini.

Questo “Mondo Furbo” si trova vicino alla famosa libreria Liberrima e ad accogliere gli avventori c’è un manichino a grandezza naturale con le fattezze di un Ennio Fantastichini a dieta; pupazzone che molti scambiano per vero. Tutto ciò che vedrete nel Museo Fantasy è farina del sacco folle dei gemelli Magrì, i quali, sin da ragazzini, realizzavano diorami, pupazzi, primi effetti speciali e maschere. Questi due stregoni buoni hanno lavorato per registi famosi come Dario argento (in “Non Ho Sonno”), Sergio Rubini (L’Uomo Nero”), Timur Bekmambetov (“Ben Hur”), Julie Taymor (“Titus”) e Roberto Benigni (“Pinocchio”).

Corrado direbbe “E non finisce qui…”, infatti gli estrosi fratelli hanno truccato il mitico Robert “Freddy Krueger” Englud in quel capolavoro del mochumentary che è “Il Ritordo Di Cagliostro”, scritto e diretto da Ciprì e Maresco. Ne approfitto, già che mi trovo, di segnalare i loro due film, vale a dire “Stranieri” e “Withe Scarlet”; li vedrò e vi saprò dire, certamente non c’è da restarne delusi.

 

 

Concludendo il tour museale Magrì, non si può non parlare dei loro lavori extra-filmici, vale a dire diverse realizzazioni scultoree o addirittura vere e proprie piccole installazioni scenografiche, che nel loro realismo/surrealismo/paradosso metaforico dicino la loro sulla società.

E pensare che stavo girando in via Palmieri per tornare a casa…

Altre Foto:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco Pasanisi.

 

Sfatiamo questi miti seppur accattivanti…

Guardate questo video, e diteci se, effettivamente…

Primo spezzone: Che la ragazzina abbia gli occhi luminosi, è l’effetto del sensore CCd infrarosso delle videocamere. Secondo spezzone: l’orologio a muro è palesemente di cartoncino (lo si capisce dal NON rumore che fa cadendo), qualcuno da dietro una parete finta lo ha girato e rigirato tramite ferma-campioni. Il calzino esce da un cassetto aperto in stop motion (notare la rigidità) e lo stesso calzino è mosso dal nylon, si nota il lembo a cui è appeso e si intravede il filo mentre esce dal mobile. Tra la scena e Gesù che sanguina (stop motion con software grafici) c’è uno stacco di immagine.Terzo spezzone: il volto sulla finestra e poco definito e l’effetto si può ottenere anche con paint.Quarto spezzone: è un’ombra con un cappuccio, che può fare qualsiasi cretino.Quinto spezzone: notare che la porta è inquadrata senza mostrarne la fine. Chi ci dice che qualcuno, da sotto e steso, non l’abbia potuta aprire?Sesto spezzone: anche qui ci può essere la complicità di qualcuno, nascosto magari nella vasca, che cambia oggetto per ognuna delle due aperture di porta. Ovviamente è molto buio, perciò molto semplice illudere il pubblico.Settimo spezzone: qua la fanno proprio sporca. Stop motion a manetta. La porta che si apre sembra un’inquadratura piena di tagli (uno sicuramente era nascosto dentro) e quella presenza che ogni tant si mette in mezzo alla ripresa è facile da fare con un pezzo di stoffa sostenuto da un filo e una canna. Se i mobili non si muovono in stop motion rimandiamo allo spezzone della prima porta: il mobilio è filmato snza vederne la fine e qualcuno, quindi, può darsi che sposti tutto da sotto.Ottavo spezzone: che ci vuole con i software di grafica a fare l’effetto dello specchio?