OBAMA IN VISITA IN ITALIA: COPERTI TUTTI GLI ANEMICI

iu1f7brY_400x400Prossimamente il presidente Usa Barack Obama farà visita nel nostro Paese. Per non ledere la sua sensibilità, il ministro delle coperte Fabiongiorgio Sparaloffie ha deciso che doterà gli anemici, pallidi per definizione, di sacchetti marroni.

Il Delirio Dei Complottisti

Ogni malcontento, sollevato anche con le migliori intenzioni, porta sempre alla formazione di gruppi di individui che tendono ad esasperarlo confezionando teorie demenziali e gettando ulteriore benzina sul fuoco. Il malcontento di questi ultimi anni ha a che fare con la crisi economica e con quella dell’occidente. Senza andare troppo a ritroso per spiegare questi due flop socio-economici (si sa cosa sta succedendo) arriviamo subito al punto, e cioè i gruppuscoli demenzial-rivoluzionari: i complottisti.

Ne esistono di molti tipi. Ad esempio c’è chi crede ai rettiliani, chi alla massoneria del Bosco Boemo, chi invece è rossobruno (ossia abbraccia ideologie tra l’estrema destra e l’estrema sinistra come i NazBol di Limonov in Russia) e chi, senza appartenere a categorie complottone specifiche, è semplicemente incazzato con il mondo e sfoga la propria rabbia diffondendo sui social messaggi di paranoia orwelliana attinti per lo più da carta straccia telematica di dubbia veridicità. C’è troppa roba da elencare circa il complottismo, però in questa sede ci soffermeremo solo sulla vicenda delle foto-profilo arcobaleno che sono state inserite su Facebook dagli utenti stessi per celebrare la vittoria dei diritti gay alla Casa Bianca.

Due parole sullo straordinario evento, anche critiche. Attualmente, gli Usa, per i malcontenti generati dalle crisi di cui sopra, stanno subendo un calo di fiducia e popolarità da parte dei popoli ad essi alleati. Ovviamente la vittoria dei diritti gay è una astuta mossa politica della Casa Bianca per ricordare a tutti che gli americani sono belli e liberi. Ovviamente è stupido esultare per otto giorni su questo evento e non farlo quando anche, ad esempio, l’Irlanda ed altri paesi NON occidentali hanno bruciato sui tempi Obama e i suoi. Questi sono tutti commenti legittimi e che fanno riflettere. Tuttavia, nonostante ciò, anche la cristianissima Casa Bianca ha in qualche modo aperto gli occhi e dato l’ok a diritti civili fino ad allora impensabili, un po’ come Lyndon Johnson che abolì di fatto il razzismo in un periodo di tensioni sociali e di barcollante popolarità degli States. In altre parole, nonostante tutto, ora i gay possono convolare a nozze anche in America e pertanto non possiamo che gioirne.

Ora, la manifestazione di giubili silenziosa avvenuta su Facebook ha fatto innervosire la “marcia degli incazzati” sinora esplicata nell’articolo. Le uniche cose con cui si può essere daccordo con loro sono che in Usa ora i gay si sposano, ma altri diritti civili come la NON condanna a morte in alcuni Stati e la sanità gratuita ancora sono duri ad essere applicati, nonostante l’Obamacare e nonostante l’abolizione della pena capitale in gran parte del continente.

Quello che però fa sorridere di questi complottari tastieristici è la teoria, presa da migliaia di siti-fuffa che girano in rete, secondo la quale il colorare con la “gay flag” le nostre foto sarebbe un’indagine di mercato occulta per deviare le nostre menti e controllarci. Cosa??? Per una volta accade un evento storico decente seguìto da una manifestazione “grafica” carina e tu mi smantelli tutto con teorie che neanche in Arancia Meccanica troverai mai? “Ma mi faccia il piacere…”, citando il grande Totò, e ad ogni modo, ammesso e non concesso che sia indagine di mercato, qual è il problema? TUTTO il web è indagine di mercato, anche i siti discutibili dove i complottari vanno dalla mattina alla sera. Che c’è di sbagliato nel monitorare le tendenze ideologiche di ognuno di noi allo scopo di incrementare l’offerta internettiana giorno dopo giorno? Quello è il loro lavoro, senza questo tipo di indagini, in questo caso commiste ad un segno di vittoria per i gay legittimo, ora non avremmo portali e accessori web così avanzati.

La cosa che fa ancora più ridere è anche un’altra: le stesse persone che gridano a questo scandaloso complotto che non esiste, sono le stesse che usufruiscono dei social, strumenti nati, appunto, grazie a queste indagini di socio-marketing.

Francesco Pasanisi

VECCHIE “FIAMME” RITORNANO…

Siamo nella Lousiana, USA. Mancano pochi giorni alle elezioni presidenziali. Come in un film dell’orrore, una ventenne di colore viene aggredita, nei pressi di Winsboro, da tre uomini incappucciati di bianco. Questi la cospargono di liquido infiammabile e le danno fuoco. L’automobile viene ritrovata imbrattata da scritte ingiuriose e una terribile sigla, “KKK”, è stata scritta sul tettuccio, come una firma. La ragazza, fortunatamente ancora viva, ha riportato ustioni gravi per il 60% del corpo. Si sostiene anche che la vittima avesse indosso una maglietta che raffigura il presidente uscente Barack Obama. Dopo quattro anni ritorna l’incubo KKK & compagnia brutta.

Quattro anni or sono (2008), sempre in vista delle presidenziali, uscì un servizio ad Annozero in cui era stato intervistato uno dei tanti “redneck” degli States meridionali. Il reportage fu fatto a fronte non solo del fenomeno obamiano candidato alla casa bianca, ma anche per alcuni fatti di cronaca analoghi di stampo razzista.

A quanto pare i cosiddetti “colli rossi” (redneck, appunto), sottoproletari senza istruzione e di solito xenofobi e ultra cristiani chiamati così per la troppa esposizione al sole, soffrono di sindrome d’accerchiamento. Il loro “purismo” etnico sembra essere minacciato da un’istituzione come quella obamiana. I piccoli movimenti d’estrema destra e xenofobi in America, essendo violenti e istintivi (e tutto sommato ingenui) vedono nel sangue e nelle fiamme una risposta dura e autorevole che esprime il loro totale dissenso verso chi ha sdoganato i tanto odiati “niggers” (che per fortuna sono così integrati da essercene parecchi anche nel Partito Repubblicano) rendendoli partecipi della vita politica e istituzionale.

Otis Chisley, presidente della National Association for the Advancement of Colored People in Louisiana, la più riconosciuta associazione antirazzista statunitense, chiede, però, prudenza nel trarre conclusioni. «Aspettiamo di capire bene come sono andati i fatti. Raccomandiamo tutti di muoversi con prudenza» dice e aggiunge, in generale sui crimini razzisti in quello Stato, «il razzismo e l’attività del KKK sono una triste realtà in Louisiana. Qui da noi è ovunque, un fenomeno nascosto, ma che esiste».

Easy Phoney Production per problemi logistici è lontana da quella povera ragazza, ma esprime tutta la solidarietà a lei e ad amici e famiglia, i quali staranno certamente passando ore terribili. Quanto al KKK o chi diavolo sia stato, beh, bisogna compatirli, poveri incompresi, sono “ggiovani, bbelli e incazzati…bianchi”.

Francesco Pasanisi.