I FILM DEL SABATO: VIENI AVANTI CRETINO

Qualcuno si starà chiedendo come mai una commedia semi-scollacciata con Lino Banfi sia nello stesso database in cui si parla di Murnau, Burton e Monicelli. La risposta è semplice: ci sta tutto. “Vieni Avanti Cretino” (1981) di Luciano Salce è uno dei migliori film italiani della storia della commedia. La pellicola, scritta dallo stesso protagonista Lino Banfi, parla di Pasquale Baudaffi, un ingenuo mentecatto finito in galera per avere involontariamente fatto da complice in una rapina. Esce dal gabbio e si incontra col cugino Gaetano (interpretato da un Franco Bracardi lontano anni luce dal silenzioso ruolo del valletto al Maurizio Costanzo Show). Il cugino lavora al collocamento e sottopone Pasquale a diverse offerte lavorative. Tutte finiranno in disastri terrificanti, data la sbadataggine del soggetto. Finale che mescola 25 Aprile con torte in faccia. 

Dietro la realizzazione del film ci sarà stata sicuramente una certa letteratura della comicità. Qui si pesca da tutto: avanspettacolo, Totò, Charlie Chaplin, Buster Keaton. Banfi, prima di ingessarsi in stucchevoli ruoli buonisti da fiction, è stato un grande della comicità slapstick (ossìa quando a far ridere è il linguaggio del corpo) e “Vieni Avanti Cretino” ne dà una prova incontrovertibile. Insieme a “L’Allenatore Nel Pallone” (1982) di Sergio Martino, questo è uno di quei B-Movies (inteso come Banfi Moies) che abbandona lo stile pecoreccio e soft core di altre opere dell’epoca, infatti l’unica scena di nudo è girata assieme al sex symbol degli ’80 Michela Miti, la sequenza, seppur comica, ha un alto tasso erotico, ma fortunatamente alla fine di essa si ritorna al film comico “duro e puro”, senza raptus di satiriasi come nella saga di Pierino.

“Vieni Avanti Cretino”, oltre che a far ridere lo spettatore per tutta l’ora e mezza di durata, ha anche contenuti sociali molto spiccati. Salce è appartenuto a quella linea di registi della sinistra radicale che lavoravano a metà fra l’autoriale e i B-Movies (in questo caso vuol dire proprio B-Movies), un po’ com’era per Lucio Fulci.


La scena emblematica che giustifica il film come “opera sociale” è quella in cui Baudaffi viene assunto nell’azienda del Dottor Tomas (interpretato da Alfonso Tomas, comico geniale della “slapstick” all’italiana recentemente scomparso). La scena in sé è esilarante e, al contempo, rappresenta un paradosso ironico di quella che è l’alienazione dell’operaio in una fabbrica. Il Dottor Tomas è pieno di tic a causa dello sfibrante pannello di controllo da manovrare sul posto di lavoro. Dopo un po’ gli stessi disturbi gli avrà anche Banfi e da qui possiamo intuire che il suo principale ha cominciato proprio come lui, da operaio, sino ad assumerne la dirigenza colpito da quelle piccole e divertenti neuropatie. 
Se volete vedere un film che regala spasso, grasse risate e critica sociale del lavoro, “Vieni Avanti Cretino” fa per voi. Occhio anche al bizzarro inizio.FRANCESCO PASANISI

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